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lunedì, 30 aprile 2007

L’E’ INUTIL TABUSSE’, LASSU’ J’E’ GNUN è una poesia in piemontese di autore anonimo, che mi ha inviato tempo fa l'amica Marzia Verona e che posto con molto piacere

Veuide le stra, e tute le mulatere,

a van druché, tuti ij muret ed pere,

e le cà l’han le porte sarà,

ti, tabussa nen, lassù j’è gnun.

 

Pi gnun, con el gerbin sle spale,

a cheuje le feuje per ij giass,

perché da temp veuide a son  tute le stale,

e ti tabussa nen, a j’è pi gnun.

 

Mort tuti, el cioché le ciuto,

sole le tumbe ‘d tuti ij Cé

j’anime a giro ‘ncora , ma respundo nen,

ti, tabussa nen, j’è gnun.

 

Ij cop ed lòse grise a dròco,

perché pi gnun a-j lògia,

e mufie a son le stansie veuide,

e ti, tabussa nen, lassù j’è gnun.

 

A passo lesto tuti j’arcord,

ma se ti it passe da sì,

arcòrda ‘l ier quand j’iero fòrt,

ma ades, tabussa nen, son tuti mòrt!

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categoria:montagna
lunedì, 30 aprile 2007

Per i vecchi montanari tagliare il fieno con la falce sui ripidi pendii degli alpeggi era uno dei lavori più pesanti. Anche gli uomini più robusti davano in quei frangenti segni di stanchezza. Per gli anziani dei paesi bisognava imparare a falciare in giovane età, verso gli undici – dodici anni, quando non si ha ancora forza: solo così si potevano apprendere tutte le malizie per effettuare il lavoro al meglio e col minor dispendio possibile di energia.

L’intaglio a punta di coltello, detto anche a punta di diamante, segue più o meno questa filosofia.


Senza mazzuolo, il saper seguire la vena del legno è il solo modo per arrivare a fare ornati di buon livello.

La lavorazione del legno ha origine antichissima e ben radicata sulle Alpi, tanto che spesso si parla anche di “civiltà del legno”. Nelle fredde serate invernali, il marghè diventava artigiano, dedicando il suo tempo, in casa o in stalla, ad ornare gli oggetti domestici più comuni, spesso costruiti proprio da sé. Era pertanto naturale che lo strumento principe divenisse il coltello, semplice e disponibile.

Alcune mie "opere"


Nascono così oggetti semplici e originali che, seppur di uso comune, dimostrano l’anima del loro creatore.

 
postato da: JohnDeere alle ore 20:03 | Permalink | commenti (6)
categoria:montagna
lunedì, 30 aprile 2007

La conoscenza delle qualità e caratteristiche dei vari tipi di legname presenti nelle vallate, costituiva uno dei fondamenti dell’autosufficienza della popolazione montana che, per tradizione e necessità, ha sempre cercato di utilizzare al meglio le risorse naturali.

 

I tronchi che dovevano servire come travi per i tetti venivano squadrati direttamente sul posto con grosse scuri a lama larga, oggi non più facili da trovare perché realizzate artigianalmente.

Il toppo veniva disposto su due traverse di sostegno, a cui era ancorato da una graffa; il percorso che la lama della sega doveva seguire era tracciato con la lignola, una cordicella di cotone che si immergeva in una soluzione di terra colorata (di solito rossa o blu) e acqua, perché imprimesse sul legno la linea di taglio, quindi si procedeva alla squadratura.

 

Depositario di questa antica tradizione è Massimiliano Montagna di Romagnano Sesia (NO):

“Pensato il lavoro che si vuol fare” dice Massimiliano “si cercano nel bosco le piante idonee. Si procede all’abbattimento e all’esbosco e quindi si scorteccia il toppo. Dopo un breve periodo di essiccazione, si passa alla lavorazione vera e propria con la segnatura delle dimensioni finali e quindi l’esportazione della legname in eccesso; il lavoro viene effettuato con scuri da squadratura, oggi non più facili da trovare perché realizzate artigianalmente”.

 

“L’attrezzatura necessaria per eseguire il lavoro è ridotta” prosegue Massimiliano. “Bastano una motosega, tre scuri, metro e lignola per segnare il toppo. Per questo motivo risulta semplice spostarsi dove c’è disponibilità di legname o dove serve realizzare l’opera”.

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categoria:boscaioli
lunedì, 30 aprile 2007

La cipollatura è una fessurazione interna al fusto dovuta al distacco degli anelli di accrescimento, tale da rendere il tronco non più utilizzabile in segheria.

La sua presenza non è valutabile su piante in piedi, ma spesso ne è nota agli utilizzatori locali; inoltre è sicuramente più frequente nei soggetti di diametro ed età elevati, nonché in situazioni di irregolarità dei ritmi di accrescimento (tagli troppo energici).

 

 

L’aumento della coesione radiale si ottiene pertanto garantendo un accrescimento regolare e sostenuto dei polloni. La gestione attiva di un ceduo di castagno dovrà prevedere sfolli e diradamenti selettivi regolari; tali criteri selvicolturali contribuiscono anche alla riduzione delle potenziali tensioni di accrescimento, poiché la selezione positiva implica la scelta di polloni ben conformati, diritti e con una chioma ben equilibrata.

Le tensioni causate dal continuo orientamento dell’asse del fusto, alla ricerca degli spazi necessari per lo sviluppo della chioma, vengono di conseguenza ridotte al minimo, limitando la formazione del legno di reazione.

 

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categoria:boschi
giovedì, 26 aprile 2007

Nel contesto attuale, formazione ed aggiornamento sono strumenti fondamentali per garantire un adeguato riconoscimento di una professionalità, quella del boscaiolo, che in altre zone alpine è realtà consolidata da diverso tempo. Questo è quanto emerge dal nuovo Disegno di Legge della Regione Piemonte n. 345 sulla promozione dell’economia forestale regionale, all’art.11. Il disposto normativo citato individua infatti tra le iniziative a favore della qualificazione degli operatori, al fine di promuovere la crescita degli addetti forestali e per assicurare la qualità e sostenibilità delle operazioni selvicolturali, la “Formazione professionale e aggiornamento tecnico”.

 

L’Associazione Forestale Valli del Rosa, di cui sono tecnico, ha organizzato un corso, rivolto a disoccupati e inoccupati, per Operatori Forestali con indirizzo utilizzazioni (abbattimento ed allestimento) e sistemazioni idraulico – forestali.

Il corso, nato dalla crescente necessità di manodopera qualificata da parte delle imprese forestali locali, ha avuto una valenza teorico – pratica con esercitazioni in cantiere, in modo da seguire una filosofia incentrata sulla concretezza.

 

A dicembre, presso la sede della Comunità Montana Valsesia, si sono tenute le lezioni teoriche di selvicoltura e di sistemazioni idraulico – forestali, seguite da una giornata in Val Sermenza per toccare con mano quanto appreso in aula. Sono così stati visitati sia i boschi di protezione della valle, sia le sistemazioni dei versanti e dei torrenti con briglie e palificate. Dopo la visita di ogni sito, la discussione tra i partecipanti e gli istruttori ha permesso la valutazione critica e le proposte alternative di realizzazione rispetto a quanto presente.

Da metà gennaio è iniziata la parte pratica, con esercitazioni di abbattimento piante, allestimento ed esbosco sotto la guida di Istruttori Forestali riconosciuti dalla Regione Piemonte. Gli istruttori, a fianco dell’esperienza pratica maturata ed aggiornata tramite il continuo esercizio nei cantieri di utilizzazione forestale, hanno appreso le nozioni fondamentali di metodologia didattica, allo scopo di divulgare e consigliare i partecipanti con la necessaria efficacia.

 


Tutte le attività sono state offerte gratuitamente, compreso il corredo di dispositivi di protezione individuale. 

Il grande entusiasmo dei partecipanti, la maggior parte appena ventenni, fa ben sperare per un futuro in cui la manutenzione del territorio sembra diventare imprescindibile, così come il riconoscimento della professionalità di una figura, il boscaiolo, oggi purtroppo quasi ritenuta arcaica e legata ad un lontano passato.

postato da: JohnDeere alle ore 13:48 | Permalink | commenti (1)
categoria:montagna, boschi, boscaioli
giovedì, 26 aprile 2007

Il sole delle Alpi su una casa di Dorca - Valsesia

Il Sole delle Alpi è un antichissimo simbolo solare molto diffuso lungo l’arco alpino, specialmente nelle aree celtiche. E’ costituito da sei "spicchi", regolarmente disposti a raggiera e generalmente racchiusi in un cerchio o in una decorazione circolare.

Il Sole delle Alpi sta ad indicare il Sole, cioè la vita con l’alternarsi delle stagioni e delle vicende. E' soprattutto un ornamento grafico popolare, che si ritrova inciso o disegnato sugli oggetti  quotidianamente adoperati.

postato da: JohnDeere alle ore 09:10 | Permalink | commenti
categoria:montagna
martedì, 24 aprile 2007

Negli ultimi anni, la contrazione del sistema agro-zootecnico alpino, legato allo spopolamento della montagna, sembra essere parzialmente controbilanciato dalla crescita di nuove realtà, portate avanti da giovani motivati: ne sono un esempio i conduttori dell’azienda agricola “Le Beline”, ubicata nel comune di Mollia (Valsesia - VC) e attiva dal novembre del 2002. La giovane proprietaria, Anna, assieme al marito Marco, vi alleva una ventina di capre Saanen.


La costituzione dell’azienda è stata possibile grazie ai finanziamenti erogati dalla Regione Piemonte con il Piano di Sviluppo Rurale, permettendo così l’insediamento agricolo e la sostituzione del vecchio e provvisorio ricovero degli animali con una stalla prefabbricata in legno. Il nuovo fabbricato, dotato di sala di mungitura e di sala di lavorazione del latte, darà la possibilità agli allevatori di incrementare il numero di capi allevati, portandolo in breve tempo a 40 soggetti in lattazione.

L’azienda adotta una tipologia di allevamento a carattere semi-intensivo: nel periodo invernale gli animali sono tenuti a stabulazione, mentre dalla primavera all’autunno vengono fatti pascolare sulle superfici adiacenti all’azienda; l’alimentazione in stalla varia a seconda dei momenti fisiologici e prevede l’apporto di fieno, erba medica e alimenti concentrati. L’indirizzo produttivo è duplice, con la produzione di latte (utilizzato in questi anni per la fabbricazione di formaggi freschi e stagionati) e del capretto in prossimità delle festività pasquali.

La passione può quindi far rivivere gesta antiche, forse romantiche e sicuramente faticose, ma indispensabili alla montagna come poche altre.


Tratto dal mio primo articolo (25 settembre 2006) su www.discoveryalps.it che invito a vedere

 

postato da: JohnDeere alle ore 17:05 | Permalink | commenti
categoria:montagna, valsesia
martedì, 24 aprile 2007

À son dza pòch ëd meiss che ën Valsesia a fonsion-a n’erogator ‘d lait fresch, butà an pé da la Comunità Montan-a. Tute le matin un marghè d’la valada a fà al riforniment dal dispenser con al lait pen-a monzì, sossì për permëtte che tuti ij sitadin a peulo catelo diretament “a la spin-a”, ‘ntal quantitativ ca preferisso.

 

L’erogator a peul conten-e al massim 100 liter ëd lait, e a l’è butà  aranda d’la Comunità Montan-a, a Varal (VC).

L’inissiativa à l’è najta d’la considerassion che à l’è semp pì grand l’arcesta dij prodòt tipich. En pì parej arcala ‘dcò la mnis, grassie a le bote ‘d veder butà a disposission pròpi da la Comunità Montan-a. Pì che parej…

postato da: JohnDeere alle ore 15:35 | Permalink | commenti
categoria:montagna, valsesia
martedì, 24 aprile 2007

Venerdì 2 febbraio è andato in onda sui RAI 2, all’interno di TGR Montagne, un servizio sul lavoro in bosco girato la settimana prima in Valsesia. Riporto di seguito parte dell’intervista effettuata dalla giornalista Federica Burbatti ai boscaioli della Valle, visto che i boschi in cui fare le riprese li ho “trovati” io.

Giornalista: Resistono ancora i mestieri del bosco, grazie a poche persone che amano queste valli e che qui sono cresciuti, ma l’impressione e che quelli che vedete siano gli ultimi tenaci e resistenti. Ci vorrebbero più risorse, più gente che lavorasse per tenere pulito il bosco che purtroppo oggi è in molti luoghi abbandonato.

Boscaiolo: diciamo che il bosco è stato abbandonato da diversi decenni, perché la gente, non vivendo più in montagna, non lo cura più, non lo coltiva e la vegetazione del sottobosco tende a sparire perché la pianta grossa è quella che porta via più energia, che soffoca quelle piccole; per tale motivo il bosco va curato e tagliato.

Presidente AReB (Ass. Regionale Boscaioli Piemonte): Il boscaiolo svolge una funzione sociale purtroppo non riconosciuta.

Sarebbe auspicabile che a livello istituzionale si arrivasse a promuovere in qualche modo questa attività in maniera anche da stimolare l’attenzione dei giovani verso questo mestiere.

Boscaiolo: E’ ormai un lavoro che è andato in disuso, ma comunque se ci sono i giovani vuol dire che la passione ancora esiste e che comunque è un lavoro che ancora può dare tanto.

Tecnico Forestale: Tagliare le piante sbagliate significa creare un danno all’ambiente.

Sempre di più il lavoro in bosco viene svolto da personale non preparato, che rappresenta un po’ il mondo del sommerso. Quindi è importante che questo mestiere venga svolto da persone professionali e preparate.

Boscaiolo: Oggi siamo rimasti in pochi, ma comunque cerchiamo sempre di fare il possibile per mantenere il bosco sempre pulito.

Giornalista: i Boscaioli chiedono di non diventare razza in via di estinzione.

 

postato da: JohnDeere alle ore 10:48 | Permalink | commenti
categoria:montagna, boschi, valsesia, boscaioli
martedì, 24 aprile 2007

Sulle Alpi la vita dell’uomo è sempre stata profondamente legata alle foreste. I boschi fornivano legname da opera e legna da ardere, più tutta una serie di prodotti secondari, dalla lettiera per gli animali alla trementina. Era quindi prevalente il ruolo “produttivo”.

Oggi, con la contrazione delle utilizzazioni, è invece maggiore la consapevolezza della multifunzionalità delle foreste montane. Trait d’union tra passato e presente è il riconoscimento del ruolo protettivo e di difesa dalle valanghe, dalla caduta di massi e di stabilizzazione degli scivolamenti superficiali operato dai boschi. Già dal XII secolo furono emanati editti e bandi per la tutela di quei popolamenti in cui era riconosciuto un ruolo protettivo prevalente, con proibizione del taglio e limitazione dell’esercizio del pascolo. Ancora oggi molti boschi mantengono infatti il nome di “Bandite”, “Bois de Ban” o “Bois de la Sauvegarde”.

Affinché questa funzione sia mantenuta e migliorata è però necessaria un’attenta gestione delle superfici interessate.
Da quest’anno sono previsti in Piemonte numerosi interventi selvicolturali per migliorare la stabilità delle foreste di protezione diretta, cioè quelle a difesa delle infrastrutture. In termini generali, il ruolo dei tecnici forestali sarà quello di imitare i processi e le dinamiche naturali, cercando di ottenere una rinnovazione variamente distribuita su piccole superfici, mantenendo al contempo un’adeguata copertura arborea.

Il mantenimento e la gestione di queste foreste assume quindi oggi un’importanza fondamentale, in particolare se si considera che nel territorio alpino le infrastrutture (strade, villaggi, impianti di risalita…) sono sempre più presenti.

postato da: JohnDeere alle ore 10:24 | Permalink | commenti (1)
categoria:montagna, boschi