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martedì, 29 maggio 2007

Ci troviamo a Saint Rhemy, frazione di Saint Rhemy en Bosses (AO), all’inizio del vallone che conduce al Colle del Gran San Bernardo. Gli archivi comunali riportano come nel febbraio 1841 una valanga abbatté gran parte della Foresta di Sauvegarde, così detta a motivo della sua posizione a protezione del borgo, fermandosi a pochi metri dalle case. Furono pertanto progettati degli sbarramenti in pietra, onde evitare il ripetersi del disastro nei successivi inverni, per la realizzazione dei quali il sindaco chiese a Carlo Alberto un contributo in denaro.

 


Nel settembre dello stesso anno, il Comune ricevette la comunicazione che il Re si accollava la spesa degli sbarramenti antivalanga per la somma di 2.000 lire, assolutamente ragguardevole per l’epoca.

I deviatori di valanga, costruiti in pietra a secco, sono tuttora in ottime condizioni. In circa un’ora di cammino dal borgo di San Rhemy, sul versante alla sinistra orografica, è possibile raggiungere le protezioni più alte, di forma triangolare.

Un escursionista attento potrà anche notare la differenza di vegetazione, attraversando l’unico lembo della vecchia foresta resistito alla valanga, in cui predomina l’abete rosso, per arrivare al lariceto messo a dimora nel periodo tra le due guerre.

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categoria:montagna, boschi, paravalanghe
giovedì, 24 maggio 2007

Domenica 20 maggio si è tenuta nella bella conca di Fobello la ormai tradizionale Fiera della Val Mastallone - Raduno delle Mandrie. Mucche, capre e pecore sono arrivate un po’ da tutta la zona e anche da fuori, per sfidarsi come migliore animale nelle varie categorie. Niente cornate in quest’occasione, solo bella mostra di sé! L’entusiasmo e il tifo non sono comunque venuti meno, i pastori vincitori mostravano con orgoglio ai turisti i loro animali.

 

Molto interessante l’allevamento, curato dalla Comunità Montana Valsesia, della razza caprina Sempione, a forte rischio di estinzione e caratterizzata dal mantello bianco, screziato di grigio, nero o marrone e il pelo lungo. La Sempione è una razza autoctona della provincia di Vercelli ed è ormai allo stato di reliquia. Robusta, di buon sviluppo, unisce caratteristiche di buona produttrice di latte senza per questo compromettere la sua rusticità. Era considerata estinta già 15 anni fa.

 

La razza Sempione

Sempre presenti le bancarelle di artigianato tipico, dal legno agli scapin, fino al settore gastronomico, dove si sono potuti degustare ed acquistare formaggi locali, miacce, miele e gli altri prodotti tipici.

Una bella giornata passata a Fobello all'insegna delle più antiche tradizioni della valle.

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categoria:montagna, valsesia, fiera bestiame
lunedì, 21 maggio 2007

 

 

Il Genepy è uno dei più conosciuti liquori delle Alpi Occidentali. Ha un profumo intenso che racchiude in sé gli aromi della montagna. Il colore naturale è giallo, tendente al verde quando invecchia. A volte capita che si formi sul fondo un sedimento più opaco e denso del liquore, segno della buona qualità del prodotto fatto artigianalmente, e a me viene sempre!

Generalmente si intendono per Genepy le piccole piantine del genere Artemisia (Artemisia glacialis e Artemisia genepi) che si sviluppano durante la stagione estiva. L'Artemisia genepi è detta anche Genepy maschio: è quella più piccola, ed ha un'infiorescenza compatta grigio-gialla; l'Artemisia glacialis, il Genepy femmina, ha dimensioni maggiori ed un'infiorescenza giallastra a più teste. Il Genepy maschio, col suo profumo inconfondibile, è di gran lunga il più aromatico e presenta la più alta concentrazione di principi attivi.

La tradizione montanara ha da lungo tempo riconosciuto le numerose azioni benefiche di queste specie, usate per le loro proprietà diuretiche, febbrifughe, vermifughe e antisettiche. Per tali motivi il Genepy è da moltissimo tempo conosciuto dai montanari che per generazioni hanno tramandato ricette di infusi e liquori a base di queste erbe.

Il liquore di genepì era considerato un rimedio più che efficace anche contro il congelamento: veniva usato anche per frizionare le parti del corpo colpite dal gelo.

Ingredienti:

1 litro di alcool buongusto a 95°
1 litro di acqua
1 chilogrammo di zucchero
40-50 piantine di genepì maschio

Preparazione

Mettere le piantine nell'alcool in un pinton (generalmente ne bevo molto, si possono usare anche bute) e lasciate riposare per 15 giorni agitando di tanto in tanto. Poi filtrare il liquore e aggiungere lo sciroppo fatto lo zucchero sciolto nell'acqua bollente. Mescolare e far riposare per qualche giorno. Il periodo ideale d'attesa per apprezzare tutto l'aroma del liquore è di sei mesi.

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categoria:fiori, montagna, liquori
mercoledì, 16 maggio 2007

In una due giorni piuttosto piovosa, ho martellato un bel bosco di faggio, quello dove ho trovato il fou castagnin… a dir la verità ne ho visti almeno 4, anche piccoli.

L’appellativo “bello” è perché è un bosco di faggio. Lunedì con dentro la nebbia era quasi spettrale, purtroppo non avevo dietro la macchina foto.

Inoltre eravamo in una fustaia, finalmente… ne avevo basta dei soliti cedui “invecchiati”!


Zona del bosco con densità elevata

 

Il terreno non era molto agevole, dritto come la mano e con moltissimi massi che scivolavano verso il basso. Proprio per questo motivo credo di aver fatto una martellata che scontenterà quasi tutti: il Comune che forse spera di tirarci su qualche soldo, la Regione che mi diceva di andarci leggero proprio per questa funzione di protezione contro la caduta massi che il popolamento ha.

 


Masso fermato dal fusto di un grosso faggio

 

Inoltre mi sembra di non aver fatto un lavoro omogeneo, ma forse è fin un bene, vista anche l’estensione del lotto, circa 10 ettari. In alcuni casi sono stato molto leggero, facendo quasi solo un diradamento dal basso; in altri ho provato a fare il cosiddetto “taglio a buche”, visto che non arriva un raggio di sole a terra, così ho martellato bello deciso segnando tutte le piante all’interno di un piccolo pianoro. Così lascio spazio per le future piantine che avranno luce e spazio per rinnovare il bosco.

Ho anche segnato un grossissimo faggio, non sono neanche riuscito a misurargli il diametro tanto era grande: ci ho messo un buon quarto d’ora per decidere se segnarlo o meno, ma alla fine vale il ragionamento di cui sopra.


 


In arancione le piante martellate, che saranno poi tagliate

 

Adesso dovrò stimare il quantitativo di legna che verrà fuori, e poi si potrà assegnare il lavoro ai boscaioli.

il prox post lo dedicherò al martello forestale, assai scomodo...

postato da: JohnDeere alle ore 08:45 | Permalink | commenti (4)
categoria:boschi, valsesia
sabato, 12 maggio 2007

L’identità del boscaioli è assolutamente di difficile definizione. Se per tutti il boscaiolo è il taglialegna, forse un po’ troppo spesso immaginato in rigorosa camicia a quadri ed incline alla bestemmia, nella legislazione attuale l’impresa forestale non è determinata in modo preciso e coerente: non è chiara la sua collocazione in termini normativi, fiscali, previdenziali, non si comprende se appartenga al settore dell’agricoltura, dell’artigianato piuttosto che a quello del commercio, e quindi riesce difficile qualsiasi forma di tutela e promozione; risulta anche arduo tracciare dei criteri per stabilire chi possa o meno essere considerato idoneo all’iscrizione agli albi regionali delle imprese, senza generare nuove confusioni.  In molte regioni italiane il lavoro nero sta diventando invece l’unica opzione praticabile per continuare ad esistere.

In Austria, guarda caso, è tutto diverso, non perché le bestemmie sono in tedesco o perché le camicie invece che a quadri sono rigate: là le situazioni di irregolarità sono poco diffuse perché non ci sono valide ragioni per essere in nero! Da noi invece il problema degli “spacciatori di legna da ardere” è fin troppo sentito dai boscaioli di professione. Probabilmente quella degli incentivi a chi è in regola è la strada da percorrere, così come risulta importante un regime di maggiori controlli e un sistema efficiente di riconoscimento e certificazione della professionalità.

postato da: JohnDeere alle ore 10:03 | Permalink | commenti
categoria:boscaioli
venerdì, 11 maggio 2007

Nelle descrizioni delle specie botaniche, il faggio (Fagus sylvatica) si caratterizza per la sua corteccia liscia e grigia:


 

Gli scherzi della genetica hanno fatto si però che ogni tanto, molto raramente, il faggio decida di travestirsi da quercia: è il caso del Fagus sylvatica var. quercoides. In alcune zone del Piemonte è famoso anche con il termine di fou castagnin.

 

Per questa sua particolarità genetica andrebbe rilasciato durante i tagli boschivi.

"Adesso non mi fai neache più tagliare le piante per la corteccia?" disappunto del boscaiolo. Tutto sommato...

 

 

postato da: JohnDeere alle ore 15:01 | Permalink | commenti (1)
categoria:boschi
mercoledì, 09 maggio 2007

Leggere il paesaggio è sempre piuttosto difficile, ma al contempo affascinante. Mi sono trovato di fronte a questi grossi muretti a secco (Alpe Daia - Val di Lanzo); io immagino siano paravalanghe, ma non del tipo "Cuneo deviatore" quanto volti ad evitarne il distacco. La pendenza è elevata, siamo quasi sul crinale, la neve si accumula dietro e non scivola...

Presto posterò qualcosa sui paravalanghe di Carlo Alberto.

postato da: JohnDeere alle ore 20:27 | Permalink | commenti (3)
categoria:montagna
lunedì, 07 maggio 2007

L’abbandono della montagna è un concetto che ormai è entrato nel comune modo di dire della gente, tanto è evidente all’apparenza. Tuttavia per me la montagna è sempre stata uguale, il grande abbandono io non l’ho vissuto; l’ho studiato, letto, sentito raccontare e visto nel paesaggio.

I grandi spazi delle antiche aie carbonili, muretti a secco che ormai si sbriciolano solo a guardarli, per non parlare della situazione dei nostri boschi: solo cedui invecchiati. Che brutto termine…

Frassa - Val di Lanzo

 

Ma soprattutto sono i pascoli a lasciarmi addosso la malinconia; pascoli ormai invasi non solo più da malerbe e che necessitano di interventi di ripristino, come mi ha scritto in una lettera che conservo gelosamente, Rigoni Stern. Pascoli ormai ricolonizzati dal bosco, dal cosiddetto bosco di invasione, che sa tanto di “sporco”. Aceri, frassini, piante nobili sì, che intaglio sempre volentieri ma che donano solo senso di abbandono.

Val di Lanzo - Pascoli invasi dal bosco

 

Le vecchie malghe stanno cadendo in rovina, simbolo di una cultura troppo spesso dimenticata. E con lei tutte quelle opere nascoste, dalle canalizzazioni ai sentieri, che spesso l’escursionista pretende di trovar sempre puliti e bene indicati. Ho visto monumentali paravalanghe in pietra a secco cedere al trascorrere delle stagioni, ultimi baluardi a difendere le nostre valli.

Negli ultimi anni forse qualcosa è cambiato, una goccia nel mare; nuovi giovani scelgono la montagna per vivere; lei ne ha fortemente bisogno.

postato da: JohnDeere alle ore 15:10 | Permalink | commenti (9)
categoria:montagna
domenica, 06 maggio 2007

La leggenda fa nascere il basilisco da un uovo deposto di tanto in tanto da un gallo anziano. L’uovo deve essere covato da un rospo, processo, questo, che può impiegare fino a nove anni. Nell’Europa dell’età medievale, la descrizione della creatura cominciò così ad inglobare caratteristiche proprie dei galli.

Il basilisco è velenosissimo ed è in grado di uccidere con il solo sguardo. Qualunque essere vivente entri in contatto con il suo fiato o morso, muore sul colpo. Secondo alcune leggende medioevali, se un cavaliere cercava di colpire il basilisco con la lancia, il veleno vi si infiltrava immediatamente uccidendo cavallo e cavaliere.

La foto è sfocata perchè fatta in tutta fretta!

 

Con il passare del tempo, grazie al moltiplicarsi di storie, le sue capacità letali continuarono ad aumentare, comprendendo l’abilità di sputare fiamme e quella di uccidere solo con il suono della sua voce, oltre alle sue sempre crescenti dimensioni.

Nonostante la loro apparenza invincibile, i basilischi hanno un nemico mortale: il gallo, il cui canto gli è letale. Un basilisco può inoltre essere ucciso anche facendolo specchiare in modo che sia il suo stesso sguardo ad ucciderlo. La sua vita media è di qualche centinaio di anni.

 

Il basilisco è in realtà un piccolo rettile, lungo meno di trenta centimetri e nonostante questo rimane la creatura più mortale in assoluto.

E’ chiamato anche “Re dei serpenti” a causa della cresta a forma di mitra che ha sulla testa.

Oggi il suo areale si è alquanto ristretto, ma ne è certa la presenza nei boschi del Nord Piemonte.

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categoria:animali, montagna
sabato, 05 maggio 2007

Un pò in ritardo inserisco ancora qualcosa sulla Fera dal Borg di Isolella, in una versione un pò meno personale... un avanzo non pubblicato...

Con il primo maggio è ricominciata la stagione di fiere zootecniche valsesiane. Ad aprire le danze è toccato alla “Fera dal Borg” di Isolella – Borgosesia, manifestazione che si è ormai ritagliata uno spazio importante all’interno del calendario.

Il tempo grigio non ha allontanato i turisti, anzi la location dell’evento, proprio lungo la Statale che conduce ad Alagna, ha permesso di registrare il pienone, specie nel pomeriggio. Al mattino si sa, queste fiere sono soprattutto visitate da quelli del mestiere!

Esposizione del bestiame quindi, con accanto alle brune alpine e alle pezzate rosse anche due piemontesi, un tocco di bianco tra i muggiti delle “reine” locali. Non molto spazio per gli ovi-caprini, ma le contrattazioni vertevano sui pesi massimi, naturalmente vestiti a festa. Che musica quei sonaj all’arrivo delle mandrie!

Sempre presenti i maestri di artigianato tipico, dall’intaglio a punta di coltello, una delle pratiche più antiche e genuine di decorazione lignea, agli scapin, le tipiche calzature valsesiane; così come ricercatissimo è stato il settore gastronomico, specie quello dei formaggi: Toma, Macagn e i formaggi di Roy. A fine giornata i banconi erano tutti vuoti, con giusta felicità dei casari.

Ancora una volta il settore zootecnico ha fatto bella mostra di sé; il prossimo appuntamento in Valsesia è per il 20 maggio a Fobello!

postato da: JohnDeere alle ore 18:09 | Permalink | commenti
categoria:valsesia