Presentato a Prodi:
LA PROPOSTA
Analogamente a quanto attuato nel settore delle costruzioni, si propone una manovra a tenaglia mediante:
- riduzione massima dell’aliquota I.V.A. (oggi è al 10%) sulla legna da ardere
- detraibilità fiscale delle fatture di acquisto della legna da ardere
allo scopo di allineare i prezzi degli operatori regolari a quelli degli abusivi e incoraggiare l’acquirente ad esigere la fatturazione.
Si tenga conto che oggi la fatturazione è una pratica pressoché assente.
PERCHÉ SGRAVI FISCALI SULLA LEGNA DA ARDERE?
Legna da ardere come energia alternativa e rinnovabile
Quando si parla di biomasse legnose, si pensa per lo più al cippato e al pellet. Tuttavia, mentre questo tipo di filiere trovano diverse difficoltà pratiche nell’applicazione in aree montane, la legna da ardere è un prodotto tradizionale dei nostri boschi, già capillarmente diffuso e con un’interessante filiera locale, in fase di crescita.
Tale risorsa meriterebbe maggior attenzione, anche alla luce delle nuove tecnologie termotecniche, che consentono rese più elevate ed emissioni più contenute rispetto agli impianti tradizionali.
A fronte della costante crescita di prezzo dei prodotti petroliferi, l’incentivazione al consumo della legna da ardere consentirebbe di mettere in circolo risorse bloccate sul territorio, favorendo le economie locali delle aree svantaggiate e incrementandone l’autosufficienza energetica.
Emersione del sommerso
La legna da ardere è l’assortimento legnoso più trattato a livello locale nella filiera foresta-legno delle aree montane e collinari. In tale mercato è però diffusa l’attività di operatori abusivi (per lo più non iscritti alla Camera di Commercio), che impongono condizioni e prezzi insostenibili per le imprese regolari. Si stima che l’incidenza del sommerso tocchi il 90% degli scambi. In tali condizioni il settore delle imprese boschive è in grave crisi e i comportamenti irregolari sono in crescita. Essi sono ampiamente tollerati e l’azione di controllo delle Istituzioni è inesistente. Inoltre il gettito per il fisco risulta ridotto ai minimi termini.
La diffusione di lavoro irregolare a basso grado di professionalità determina danni all’ambiente e all’economia montana, oltre ad un livello molto basso di sicurezza sul lavoro. È necessario favorire la crescita di imprese che lavorino nel rispetto delle leggi, incentivando la compravendita di legna da ardere regolarmente fatturata e scoraggiando il sommerso.
Risultati attesi
- Emersione del sommerso e incentivazione a comportamenti regolari senza misure repressive;
- crescita del livello di professionalità delle imprese;
- miglioramento delle condizioni di sicurezza dei lavoratori e riduzione dei frequenti incidenti (il lavoro in bosco è 4 volte più pericoloso degli altri lavori – INAIL);
- miglioramento della sostenibilità ambientale dei tagli boschivi;
- aumento di gettito fiscale da un mercato ad oggi quasi totalmente “in nero”;
- emersione a costi nulli di una produzione energetica a emissioni zero già diffusa nel nostro Paese, ma al momento non dimostrabile ai fini del rispetto del protocollo di Kyoto;
- rivitalizzazione di economie locali (e non solo) in aree montane.
LA SITUAZIONE ATTUALE
Da un’indagine ENEA del 1999 compiuta su un campione di 6000 famiglie, si stima che in Italia 4.718.884 famiglie utilizzano legna da ardere, con un consumo medio di 30,7 q l’anno a famiglia.
Inoltre i seguenti dati:
Consumo annuo complessivo di legna da ardere: 14,5 milioni di tonnellate di cui:
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autoproduzione
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47,50%
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pari a ton. 6.815.000
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acquisto
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52,50%
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pari a ton. 7.612.500
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Secondo recenti stime, solamente il 10% della legna acquistata viene fatturata, per un quantitativo pari a 761.250 tonnellate.
Ipotizzato un prezzo medio di vendita al netto di I.V.A. di 130,00 €/ton, l’attuale fatturato dovrebbe essere di € 98.962.500,00 ed il relativo gettito I.V.A. ammonterebbe a € 9.896.250,00.
L’evasione riguarderebbe circa 6.851.250 tonnellate pari ad un imponibile di quasi 900 milioni di euro (I.V.A. evasa € 89.066.250,00).
SCENARIO
Ipotizzando in via cautelativa una riduzione dell’aliquota I.V.A. al 4% e l’introduzione di sgravi fiscali all’acquirente pari al 40% degli acquisti fatturati si può definire il seguente scenario:
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acquisti complessivi stimati (ENEA)
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t
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7.612.500
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attuale dimensione del "nero" (90%)
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t
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6.851.250
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prezzo medio legna da ardere al consumo
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€/t
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130
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consumo medio a famiglia (ENEA)
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t/anno
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3,07
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aliquota I.V.A.
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%
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4
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detrazione IRPEF
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%
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40
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spesa annua per famiglia
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€
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399,1
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I.V.A. versata
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€
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15,96
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Totale
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€
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415,06
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detrazioni: risparmio annuo per la famiglia
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€
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166,03
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beneficio per l'erario con un'emersione del 50%
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maggior gettito I.V.A.
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€
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178.132.500
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maggior fatturato dichiarato
|
€
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445.331.250
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imposte dovute dall'impresa (ca. 30%)
|
€
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133.599.375
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minori introiti dovuti alle detrazioni
|
€
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178.132.500
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Bilancio attivo complessivo
|
€
|
133.599.375
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Tale bilancio non tiene ovviamente conto delle ricadute sociali e ambientali e delle conseguenze positive indirette per il settore forestale che una tale disposizione determinerebbe.
È inoltre evidente che un’aliquota I.V.A. ancora inferiore sarebbe più efficace.
ALTRE PROPOSTE
Le associazioni dei boscaioli piemontesi hanno presentato, per il tramite della Confederazione Italiana Agricoltori e dell’On. Massimo Fiorio (Commissione Agricoltura), un elenco delle criticità del settore delle imprese forestali, nell’ambito del quale si avanzano alcune proposte, tutte rivolte all’emersione del sommerso e all’incentivazione di comportamenti regolari con importanti ricadute per tutto il settore.
In particolare si segnala:
- l’inserimento del lavoro in bosco tra i lavori usuranti, almeno limitatamente al settore delle imprese private e almeno a quelle insediate in zone collinari e montane
- la definizione giuridica dell’impresa forestale
- la messa a punto di norme specifiche per il settore forestale in materia di sicurezza (L. 3 agosto 2007 n° 123)
In merito ai lavori usuranti la questione è stata posta attraverso la Confederazione Italiana Agricoltori (nella persona di Alberto Giombetti e del presidente Politi): il numero di addetti coinvolti è limitato e la copertura finanziaria potrebbe essere assicurata dalla defiscalizzazione della legna da ardere.