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martedì, 30 ottobre 2007
Il grande nemico del boscaiolo è l'abusivo. L'abusivo è colui che taglia il bosco senza essere iscritto alla camera di commercio. E' come chi esercita la professione senza essere iscritto all'albo, o peggio, senza essere in possesso della laurea.
Non solo l'abusivo vende legna in nero, influenzando il mercato (sono molto più gli abusivi dei regolari). L'abusivo lavora da cani, con gravi danni per il bosco e per la reputazione stessa del boscaiolo. Come fa la gente a sapere se un bosco è tagliato da una ditta seria o da dei ladri?
In questa nazione è facilissimo agire nell'ombra: semrba di essere nel Far West. Il Corpo Forestale non fa controlli: non ne ha i mezzi (..........??????), forse non ne ha voglia.
La Guardia di Finanza ha altri obiettivi.
La Regione Piemonte discute di patentini forestali e albi delle imprese, senza che nessuno abbia ancora capito bene a cosa servano.
Gli stessi Comuni proprietari di boschi non sono immuni da colpe.

Esempio concreto:
un comune affida a me la realizzazione di lotti boschivi a uso focatico, cioè per i residenti che necessitano di legname per l'inverno. Non ne serve molto per famiglia, circa 100 quintali.
Faccio le mie stime e i miei sopralluoghi, fino alla martellata, vale a dire segno quali piante vanno LASCIATE, e segno i confini in modo che coloro che taglieranno sappiano fin dove arrivare.
Consegno al comune e per due anni non so niente, fino a che un boscaiolo mi dice che "Lassù hanno fatto un disastro!"


Dov'è finito il mio bosco? Hanno tagliato tutto!


Chiamo il nuovo consigliere delegato, un amico, e andiamo a vedere.
3 lotti ad uso focatico sono stati presi da un solo soggetto, un abusivo. Il CFS dice che non sa nulla, il Comune dice che c'era un progetto... ma quei lotti chi li ha assegnati a queste persone???



Pianta bollata (da rilasciare) tagliata


Risultato: il comune ci ha perso dei soldi, perchè l'abusivo di turno ha tagliato molto più del dovuto; il bosco e l'ambiente ci hanno perso, perchè è stato tagliato troppo e male; io ho perso giorni di lavoro buttati nel cesso (altro che matricinatura per gruppi...).
Il lettore che ci ha lavorato capirà....



Eccone un'altra... tot foto 81...




                        Doppietta! Una dietro l'altra!!



Che bel lavoro!



                        Giù anche il confine (segni gialli)



No comment



Proposta: il comune si doti di un regolamento per i lotti ad uso focatico, in cui si dice che per questi fabbisogni sono consentiti solo prelievi di 150 quintali max. Per tagli superiori dev'essere presentata la visura dell'iscrizione alla Camera di Commercio della ditta che vuole tagliare. E poi... controlli e controlli, non solo per quelli che aiutano gli amici a vendemmiare e si vedono fare la multa per lavoro nero! Qui ci sono bilici carichi di legname in nero che ci passano sotto il naso!
postato da: JohnDeere alle ore 16:09 | Permalink | commenti (9)
categoria:boschi, boscaioli
martedì, 30 ottobre 2007
postato da: JohnDeere alle ore 15:26 | Permalink | commenti
categoria:
lunedì, 22 ottobre 2007
Sono stanchissimo, ma ne è valsa la pena: ieri a Doccio (Valsesia) c'è stata la 13^ Fiera Tradizionale di Ottobre e io, con i miei boscaioli, ho organizzato l'area forestale.
Triathlon del boscaiolo, sculture con motosega, squadratura a mano... abbiamo attirato un pò di gente nella nostra zona!!
Per il resto la fiera è andata molto bene, c'era davvero tanta gente: spero pubblichino presto su discoveryalps il mio contributo a riguardo.
Non ho foto della zona agricola, non ho avuto modo di spostarmi dalla mia area...


Mi è toccato anche scortecciare...



                                     Il mio stand con Tommaso al presidio...




Boscaioli sempre e comunque...





            Il riposo di Obelix





La premiazione del triathlon

postato da: JohnDeere alle ore 09:52 | Permalink | commenti (2)
categoria:fiere, valsesia, boscaioli
sabato, 20 ottobre 2007
Presentato a Prodi:


LA PROPOSTA

Analogamente a quanto attuato nel settore delle costruzioni, si propone una manovra a tenaglia mediante:

-          riduzione massima dell’aliquota I.V.A. (oggi è al 10%) sulla legna da ardere

-          detraibilità fiscale delle fatture di acquisto della legna da ardere

allo scopo di allineare i prezzi degli operatori regolari a quelli degli abusivi e incoraggiare l’acquirente ad esigere la fatturazione.

Si tenga conto che oggi la fatturazione è una pratica pressoché assente.


 

PERCHÉ SGRAVI FISCALI SULLA LEGNA DA ARDERE?

Legna da ardere come energia alternativa e rinnovabile

Quando si parla di biomasse legnose, si pensa per lo più al cippato e al pellet. Tuttavia, mentre questo tipo di filiere trovano diverse difficoltà pratiche nell’applicazione in aree montane, la legna da ardere è un prodotto tradizionale dei nostri boschi, già capillarmente diffuso e con un’interessante filiera locale, in fase di crescita.

Tale risorsa meriterebbe maggior attenzione, anche alla luce delle nuove tecnologie termotecniche, che consentono rese più elevate ed emissioni più contenute rispetto agli impianti tradizionali.

A fronte della costante crescita di prezzo dei prodotti petroliferi, l’incentivazione al consumo della legna da ardere consentirebbe di mettere in circolo risorse bloccate sul territorio, favorendo le economie locali delle aree svantaggiate e incrementandone l’autosufficienza energetica.


 


 

Emersione del sommerso

La legna da ardere è l’assortimento legnoso più trattato a livello locale nella filiera foresta-legno delle aree montane e collinari. In tale mercato è però diffusa l’attività di operatori abusivi (per lo più non iscritti alla Camera di Commercio), che impongono condizioni e prezzi insostenibili per le imprese regolari. Si stima che l’incidenza del sommerso tocchi il 90% degli scambi. In tali condizioni il settore delle imprese boschive è in grave crisi e i comportamenti irregolari sono in crescita. Essi sono ampiamente tollerati e l’azione di controllo delle Istituzioni è inesistente. Inoltre il gettito per il fisco risulta ridotto ai minimi termini.

La diffusione di lavoro irregolare a basso grado di professionalità determina danni all’ambiente e all’economia montana, oltre ad un livello molto basso di sicurezza sul lavoro. È necessario favorire la crescita di imprese che lavorino nel rispetto delle leggi, incentivando la compravendita di legna da ardere regolarmente fatturata e scoraggiando il sommerso.

Risultati attesi

  • Emersione del sommerso e incentivazione a comportamenti regolari senza misure repressive;
  • crescita del livello di professionalità delle imprese;
  • miglioramento delle condizioni di sicurezza dei lavoratori e riduzione dei frequenti incidenti (il lavoro in bosco è 4 volte più pericoloso degli altri lavori – INAIL);
  • miglioramento della sostenibilità ambientale dei tagli boschivi;
  • aumento di gettito fiscale da un mercato ad oggi quasi totalmente “in nero”;
  • emersione a costi nulli di una produzione energetica a emissioni zero già diffusa nel nostro Paese, ma al momento non dimostrabile ai fini del rispetto del protocollo di Kyoto;
  • rivitalizzazione di economie locali (e non solo) in aree montane.

LA SITUAZIONE ATTUALE

Da un’indagine ENEA del 1999 compiuta su un campione di 6000 famiglie, si stima che in Italia 4.718.884 famiglie utilizzano legna da ardere, con un consumo medio di 30,7 q l’anno a famiglia.

Inoltre i seguenti dati:

Consumo annuo complessivo di legna da ardere: 14,5 milioni di tonnellate di cui:

autoproduzione

47,50%

pari a ton.   6.815.000

acquisto

52,50%

pari a ton.   7.612.500

Secondo recenti stime, solamente il 10% della legna acquistata viene fatturata, per un quantitativo pari a 761.250 tonnellate.

Ipotizzato un prezzo medio di vendita al netto di I.V.A. di 130,00 €/ton, l’attuale fatturato dovrebbe essere di € 98.962.500,00 ed il relativo gettito I.V.A. ammonterebbe a € 9.896.250,00.

L’evasione riguarderebbe circa 6.851.250 tonnellate pari ad un imponibile di quasi 900 milioni di euro (I.V.A. evasa € 89.066.250,00).

 

 

SCENARIO

Ipotizzando in via cautelativa una riduzione dell’aliquota I.V.A. al 4% e l’introduzione di sgravi fiscali all’acquirente pari al 40% degli acquisti fatturati si può definire il seguente scenario:

acquisti complessivi stimati (ENEA)

t

7.612.500

attuale dimensione del "nero" (90%)

t

6.851.250

prezzo medio legna da ardere al consumo

€/t

130

consumo medio a famiglia (ENEA)

t/anno

3,07

aliquota I.V.A.

%

4

detrazione IRPEF

%

40

 

 

 

spesa annua per famiglia

399,1

I.V.A. versata

15,96

Totale

415,06

 

 

 

detrazioni: risparmio annuo per la famiglia

166,03

 

 

 

beneficio per l'erario con un'emersione del 50%

maggior gettito I.V.A.

178.132.500

maggior fatturato dichiarato

445.331.250

imposte dovute dall'impresa (ca. 30%)

133.599.375

minori introiti dovuti alle detrazioni

178.132.500

Bilancio attivo complessivo

133.599.375

Tale bilancio non tiene ovviamente conto delle ricadute sociali e ambientali e delle conseguenze positive indirette per il settore forestale che una tale disposizione determinerebbe.

È inoltre evidente che un’aliquota I.V.A. ancora inferiore sarebbe più efficace.


ALTRE PROPOSTE

Le associazioni dei boscaioli piemontesi hanno presentato, per il tramite della Confederazione Italiana Agricoltori e dell’On. Massimo Fiorio (Commissione Agricoltura), un elenco delle criticità del settore delle imprese forestali, nell’ambito del quale si avanzano alcune proposte, tutte rivolte all’emersione del sommerso e all’incentivazione di comportamenti regolari con importanti ricadute per tutto il settore.

In particolare si segnala:

-          l’inserimento del lavoro in bosco tra i lavori usuranti, almeno limitatamente al settore delle imprese private e almeno a quelle insediate in zone collinari e montane

-          la definizione giuridica dell’impresa forestale

-          la messa a punto di norme specifiche per il settore forestale in materia di sicurezza (L. 3 agosto 2007 n° 123)

In merito ai lavori usuranti la questione è stata posta attraverso la Confederazione Italiana Agricoltori (nella persona di Alberto Giombetti e del presidente Politi): il numero di addetti coinvolti è limitato e la copertura finanziaria potrebbe essere assicurata dalla defiscalizzazione della legna da ardere.

postato da: JohnDeere alle ore 09:49 | Permalink | commenti (2)
categoria:boscaioli
venerdì, 19 ottobre 2007

Il cippato è un termine che deriva dall'inglese "Chips", vale a dire scaglia; viene prodotto sminuzzando il legno con apposite macchine (cippatrici).

Questa frammentazione del legno  ne permette lo stoccaggio nei silos  e il caricamento automatico nelle caldaie. Le caldaie alimentate a cippato sono utilizzate per il riscaldamento di edifici o gruppi di edifici.



Foto archivio Supiermario

Il cippato da bosco è secondo me conveniente solo in poche situazioni e deve rappresentare semplicemente il sottoprodotto di un'utilizzazione.

All'interno di una filiera legno-energia credo che il cippato da bosco possa costituire PURTROPPO solo una quota parte limitata delle necessità di combustibile: in effetti le migliori situazioni si riscontrano laddove ci sono molte segherie, che conferiscono il loro scarto (Valtellina, Alto Adige) e non dove ci sono tanti boschi...

 

Foto archivio Supiermario


 

Bisogna poi valutare l'effettivo rendimento energetico derivante dal cippato in bosco: quanto consumo per produrre tot cippato? Vado in bosco, taglio, sminuzzo, carico, scendo dal bosco, porto in caldaia...

Filiera corta, per rispondere a quesiti passati... ma non credo che basti.
Spero vivamente il contrario, magari con una spinta in tal senso dagli alti comandi.


 


postato da: JohnDeere alle ore 08:30 | Permalink | commenti
categoria:energia, boschi
mercoledì, 17 ottobre 2007

Domenica 21 ottobre 2007, presso il Campo Fiere di Frazione Doccio a Quarona (VC) si terrà la 44a Mostra Interprovinciale Bovini di razza Bruna, contestualmente alla 13^ Fiera Tradizionale Valsesiana di Ottobre.
L’evento rappresenta la tradizionale chiusura delle fiere agricole valsesiane.

 


Lo so che non è una bruna... ma non avevo altre foto sotto mano....


 


Programma:
  8,30 – apertura Fiera
  9,00 – Arrivo delle Mandrie
10,00 – Inizio Valutazione giovane bestiame
12,30 – Pranzo degli Allevatori
14,00 – Ripresa lavori e valutazione vacche
16,30 – Premiazione
18,30 – Chiusura Manifestazione



Non mancherà il padiglione forestale con la prova di triathlon del boscaiolo, maestri d'ascia, macchine e vino!


postato da: JohnDeere alle ore 07:41 | Permalink | commenti
categoria:valsesia, fiera bestiame
lunedì, 15 ottobre 2007

Posto questa intervista a Elio Pulzoni direttore del Parco naturale Gran Bosco di Salbertrand, di cui conoscevo i contenuti (condivisi) e che ho trovato su internet (www.zai.net). Le foto degli abeti divorati sono invece mie....


Salva un albero, mangia un cervo


Detto così, in tutta la sua provocatoria crudezza, lo slogan ideato da Elio Pulzoni, direttore del Parco naturale Gran Bosco di Salbertrand, può scandalizzare molti ecologisti "benpensanti". In realtà, rappresenta una risposta e indica una via di soluzione ad un grave problema che affligge le foreste dell’Alta Valle di Susa. "Lo slogan - spiega Pulzoni - è stato mutuato da un’analoga provocazione di alcuni operatori canadesi, "Salva un albero, mangia un castoro": vogliamo cioè sottolineare come non ci possa permettere il lusso di essere volta per volta "animalisti" piuttosto che "vegetalisti", ma che un vero ambientalista è obbligato a considerare l’intero ecosistema nella sua complessità e questo porta spesso a scelte difficili che coinvolgono la sfera dei nostri sentimenti istintitivi."



 


L’origine della questione risale ai primi anni ’60 quando l’assessorato alla Caccia della Provincia di Torino immise nell’allora Oasi del Gran Bosco (oggi Parco) 10 cervi e 40 caprioli al fine di favorire il ripopolamento. In assenza di predatori naturali come il lupo, almeno fino ad oggi, questi erbivori si sono moltiplicati fino a raggiungere ai giorni nostri il numero stimato di oltre 1.400 cervi e 1.000 caprioli. "Il dato in se stesso potrebbe essere letto in maniera positiva - continua il direttore del Gran Bosco - se non fosse per le conseguenze implicite in esso. Il Parco è nato per proteggere una foresta di abeti, ma la massiccia presenza di ungulati ne mette in discussione la salvezza." In origine i branchi si spostavano stagionalmente dai quartieri estivi, le foreste situate alle pendici delle montagne, ai quartieri invernali a fondovalle. Oggi però questi territori di svernamento sono stati occupati dall’uomo, così questa specie si trova costretta a vivere anche in inverno nella foresta e nella fascia di bosco contigua con il fondovalle. Ed è proprio il bosco a subire i danni maggiori dalla presenza degli ungulati, i quali si nutrono nella stagione fredda principalmente di cortecce e di gemme di latifoglie, di aghi di conifere e di germogli. Viene così distrutto il patrimonio più importante del bosco: quelle giovani piantine che devono garantirne la continuità nel tempo.




"Come sempre - continua Pulzoni - il problema gestionale è un problema di equilibrio. Noi dobbiamo cercare di raggiungere il giusto rapporto tra numero di cervi e superficie utilizzabile che permetterebbe l’esistenza di questa popolazione di selvatici senza causare danni al patrimonio forestale.



 


In un ambiente come il nostro la presenza di cervi potrebbe essere di circa due capi su 100 ettari, invece adesso è quantificabile, in inverno, sugli otto capi. Un peso troppo grande per il territorio. Per ora non sono state trovate soluzioni concrete alternative all’abbattimento: spostare un numero consistente di capi, ammesso che qualcuno ci desse le risorse per farlo, è impossibile perchè in tutta Europa esiste lo stesso dramma e non si saprebbe dove metterli. La sterilizzazione, oltre ad essere impraticabile, la trovo una sorta di tortura molto discutibile sul piano etico. Altrove, per affrontare situazioni analoghe, hanno tentato o messo in atto avvelenamenti o stragi di massa: credo che un colpo di carabina di precisione sia molto meno cruento ed in fondo più ecologico." Per questo da alcuni anni all’interno del Parco naturale Gran Bosco si pratica l’abbattimento selettivo con la collaborazione dei cacciatori che pagano per tale partecipazione. "Voglio sottolineare - conclude il direttore dell’ente Parco - che gli abbattimenti all’interno della zona protetta vengono condotti sotto il diretto controllo dei guardiaparco, che portano il collaboratore sul branco e indicano il capo da abbattere. Per noi il cacciatore è quasi soltanto una prolunga del fucile. La differenza sta nel fatto che in questo modo l’ente Parco riesce a raccogliere fondi per finanziare altre iniziative di protezione."


 

Per ora, quindi, non resta che adattarsi e sfruttare a fin di bene la cruda necessità di una pratica come quella dell’abbattimento, necessaria per limitare i danni causati in fin dei conti dall’uomo stesso.

 Ernesto G. Castelli


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categoria:animali, boschi
lunedì, 15 ottobre 2007
Adesso sono arrivati anche a bruciare le baite, gente che non ha di meglio da fare nella vita e va a rompere le palle anche su in montagna: è stata bruciata un posto tappa a Rima (nella foto) in Valsesia e, da quanto capito, altre due muande.




Sui giornali si dice che è una vendetta trasversale di gente di Varese, forse neo nazisti. Sia chi si vuole, ca vaga piasslo 'n tal ***!!
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categoria:valsesia, alpeggi
venerdì, 12 ottobre 2007

La messa a punto della legge finanziaria e l’approvazione della riforma delle pensioni potrebbero nelle prossime settimane interessare direttamente il mondo delle imprese boschive; le associazioni piemontesi A.Re.B. (Associazione Regionale Boscaioli) e Valli del Rosa, con l’appoggio della CIA, hanno infatti chiesto che questi due provvedimenti includano altrettante misure a sostegno del lavoro in bosco: il riconoscimento come lavoro usurante ai fini dell’anticipo della pensione, e l’introduzione di sgravi fiscali sulla legna da ardere (riduzione dell’aliquota IVA e detraibilità per il consumatore degli acquisti fatturati).

E’ lecito pensare che in tal modo sarebbero premiati i comportamenti corretti e introdotti concreti incentivi all’emersione del sommerso, senza ricorrere esclusivamente a provvedimenti repressivi.

L’intera questione del lavoro in bosco è stata sottoposta all’attenzione di alcuni parlamentari, e in particolar modo dell’On. Massimo Fiorio, membro della Commissione Agricoltura, ed è al momento culminata nel dibattito pubblico tenutosi sabato 29 settembre scorso a Biella, nell’area forum di FORLENER.

Dai vari interventi succedutisi è emerso come le proposte avanzate dai boscaioli sorprendano spesso i politici per la loro ovvietà. D’altra parte proprio tale incredulità mette a nudo il problema principale, ossia che il mondo forestale, con l’eccezione delle sole cooperative, non ha mai saputo organizzare una forma di rappresentanza in grado di costituire un vero punto di riferimento per legislatori e governanti.

Dall’incontro è inoltre emerso come, indipendentemente dal successo o meno delle istanze in corso, sia da considerare prioritario giungere ad una definizione giuridica dell’impresa forestale, senza la quale qualsiasi altro provvedimento a tutela della categoria appare difficile anche solo da formulare.

postato da: JohnDeere alle ore 19:40 | Permalink | commenti
categoria:boscaioli
venerdì, 12 ottobre 2007
Le motoseghe sono pronte... abbiamo inoltrato al Ministro del Welfare la richiesta per fare riconoscere il lavoro in bosco come attività usurante; lo chiedono in molti, forse sarebbe corretto darla a chi serve davvero e non solo a coloro che hanno sindacati più forti.

Sarebbe un segnale importante per un comparto che non è dimenticato, non è proprio considerato! Eppure la montagna la tengono su due categorie che ben conoscete: marghè e boscarin. Tutto parte da qui, dal prodotto tipico al cippato per fare energia pulita... senza stare a riprendere per l'ennesima volta i discorsi sul presidio del territorio... tanto per capire la valenza di certe professioni!

Se le cose non cambieranno magari far rombare due Stihl a Roma potrebbe essere divertente!
postato da: JohnDeere alle ore 19:36 | Permalink | commenti (3)
categoria:boscaioli