venerdì, 30 novembre 2007
Volevo sottolineare questo commento sul concetto di qualità dei lavori boschivi, che mi sembra interessante, scritto dall'amico Domenico dell'Umbria.
mercoledì, 28 novembre 2007
Gustosa anteprima del calendario Stihl 2008, il più amato dai boscaioli...
mercoledì, 28 novembre 2007
Secondo giro in Val Chiappa, già visitata quest'estate e di cui narro in un precedente post (sgnaca dzora par vëdde 'l pòst vej, a l'è nen colorà par gniente!).
Il tutto per l'inventario forestale della Val Sermenza. A me questi inventari così legati alla statistica non piacciono molto: le aree in cui fare i rilievi sono scelte in modo casuale, all'interno di una maglia di punti disposti sulla carta. Ecco così che ci sono zone con tantissime aree da fare, altre con nessuna.
Poi anche la carta forestale attualmente disponibile non è precisissima, percui zone segnate a faggio sono in realtà degli acero-frassineti di invasione.

Di invasione perchè probabilmente un tempo qui c'erano prati. Gli aceri hanno circa 30 - 35 anni e praticamente crescono dentro a baite abbandonate.
Salendo lungo il versante è possibile capire le specie che costituiscono il bosco e aggiornare così la carta forestale...

Torno a dire che la Valsesia è ripidissima e che molte di queste aree non sono certo raggiungibili per la produzione di legna. I segni del passato ci dicono però che un tempo, il tempo della fame di legna, si arrivava fin quassù a tagliare.


E oggi che il faggio in piedi a bordo strada vale 2 €/q, cosa pensiamo di fare con questi boschi? Mi sa che li lascio lì...
lunedì, 26 novembre 2007
Non vorrei che qualcuno possa pensare ad un mio tradimento rispetto al vino piemontese, ma il primo post vinazzato lo dedico al Trentino e in particolare alla Schiava. Parliamo quindi di "integrazione con altre culture alpine"! Ben venga avere quindi amici originari della Valle dei Mocheni!
L'ultima volta mi hanno portato 30 litri di questo ottimo vino, la Schiava appunto.

Navigando per la rete scopro così che in Trentino, quasi 9200 ha vengono coltivati a vigneto con una produzione annuale di circa 1 milione di quintali. Attualmente più del 50 per cento sono uve bianche e si producono circa 50 milioni di bottiglie, quasi tutte a denominazione di origine controllata.
Nella Valle dei Laghi sono usate le uve Nosiola utilizzate per un ottimo vino da dessert ottenuto con una tecnica di vinificazione antica.
La varietà a frutto rosso più coltivata nel Trentino è invece proprio la Schiava, che dà origine ad un vino da tavola leggero e particolare, vinificata spesso in rosato.
Piasì!!!
Immagine e info tratti da www.prodottitrentini.it
venerdì, 23 novembre 2007
mercoledì, 21 novembre 2007
L'amica Marzia ha organizzato questa interessante iniziativa.
Vi rimando al suo blog per tutte le info!
venerdì, 16 novembre 2007
Avevo pensato di postare solo una sarcastica risata, tipo 100 righe di ah ah ah ah ah ah .... E' l'ennesimo post sui disastri nei boschi e questo è veramente il più esteso, ben 70 ha.

Un ceduo di faggio invecchiato, quindi che non ricaccia più polloni, ceduato, tagliato praticamente a raso, con il rilascio di alcune piante filate.

In queste foto serali sembra quasi spettrale...
Presto questa fu faggeta probabilmente diverrà un betuleto: le piante rimaste di faggio, pur essendo "giovani", hanno anche un pò disseminato, ultima strategia di sopravvivenza della specie prima di morire.
Ma il terreno è ormai invaso da rovi e malerbe, che soffocano la rinnovazione; spazio quindi a quelle specie pioniere che generalmente colonizzano i versanti dopo frane o incendi.

Le piante rilasciate sono state già in parte spaccate dalla neve, oltre ad essere state gravemente danneggiate durante l'utilizzazione.
E allora cosa c'è da ridere?
Beh, credete forse che 70 ha di bosco vengano martellati da un professionista?
O che vengano tagliati impunemente senza martellata?

Chi è nell'ambiente ha già capito dove voglio arrivare: la martellata l'ha fatta il CFS, Corpo Forestale dello Stato!!
Non dico dove nè come, fortunatamente lontano dai miei soliti posti.... Non voglio neanche fare un crociata anti CFS, ci mancherebbe. Esistono comandi di stazione assolutamente competenti: anzi, per mio conto bisognerebbe investirli di molto più potere di polizia, che vadano ogni giorno a sentire cosa succede dove c'è una motosega che romba, vuoi che magari fermino qualche abusivo...
Qui però hanno fatto ceduare un ceduo invecchiato, che da normativa (PMPF) deve essere considerato e gestito come una fustaia!
E' questa è solo la prima violazione alla normativa.
Perchè sopra una certa superficie, ben al di sotto di 70 ha, serve anche QUALCHE autorizzazione...

Un 'ultima considerazione:
per tagliare 70 ha non basta una notte... una ditta ci lavora almento 2 o 3 anni.
Fare un controllo no??
Certo che se il controllore controlla sè stesso...
Ma c'è da ridere o da piangere?
mercoledì, 14 novembre 2007
Quante cose da dire dopo due giorni in Valle Pesio...
In primis che faceva un freddo becco... l'acqua delle cascate sta iniziando a gelare.

Sono andato a vedere le faggete gestite dall'Ente Parco (ha per simbolo il lupo, a qualcuno viene in mente qualcosa??).
Un pò come in Valsesia, anche qui cedui invecchiati, cioè che non ricacciano più dalle ceppaie se vengono tagliati. La rinnovazione me la deve garantire il seme.

A questo ci pensano le vecchie matricine rilasciate ai tempi dell'ultima ceduazione. Cosa si fa ora?
Generalmente la gestione classica è l'avviamento a fustaia, diradando i polloni sulla ceppaia che hanno perso la competizione con gli altri, magari in due tempi. Oggi un primo taglio, fra 5 - 10 anni un secondo.
Sarebbe molto interessante durante questi interventi lavorare anche per modificare un pò la struttura del popolamento, per disetaneizzare il bosco.
Un bosco con piante di età diversa è molto più dinamico di uno con piante tutte uguali per età e sviluppo.
Basterebbe creare dei buchi nella copertura degli alberi per lasciare posto alla rinnovazione. A parole tutti d'accordo, poi quando il mio gruppo di studio ha effettuato la martellata, cioè quando abbiam scelto le piante da tagliare, sono piovute le critiche.
Invece che il classico taglio sopra descritto, in prossimità di una piccola radura con già rinnovazione affermata, abbiamo segnato al taglio una grossa matricina.
Nessuno è stato d'accordo, anzi!! Perchè tagliare la pianta più grossa?

Perchè allora, mi chiedo, esistono i dottori forestali?
Se l'intervento deve essere sempre e solo tagliare le piante dominate, brutte, storte ecc... un boscaiolo è benissimo capace da solo e non ha bisogno di particolari indicazioni. Se la selvicoltura deve modellare il bosco bisogna fare interventi per "complicarne" la struttura e ASSOLUTAMENTE interventi che non abbiano bisogno del finanziamento ma che stiano economicamente in piedi da soli.
lunedì, 12 novembre 2007
Escursione in Canavese, all'interno di un corso di formazione sulla gestione sostenibile dei boschi, con particolare riguardo ai castagneti.
Personalmente non credo sia necessario fare grandi discorsi su come gestire selvicolturalmente il castagno, sarebbe più interessante ragionare su come creare una filiera legno locale, dove per locale si intende il Piemonte.
Capire non solo gli assortimenti ritraibili (paleria, travi ecc...), ma anche come fare l'assortimentazione, se in piazzale collettivo ecc...
Qui invece si parla ancora di selvicoltura, ipotizzando diradamenti in un ceduo a turno lungo (50 anni): ma se il 90% dei castagneti piemontesi è di fatto già alla fine di un turno lunghissimo cosa devo diradare?
Tagliare deciso e basta! Oggi ho visto l'unica zona del nord Piemonte con i cedui a regime su vaste superfici.
Comunque c'è sempre da imparare dal confrontarsi con altri.
E poi può capire di avere incontri interessanti girando per il bosco...

Seconda tappa a vedere un diradamento su vecchi rimboschimenti di conifere, alcune alte 39 m !!, per lasciare luce alla rinnovazione delle latifoglie.
Quella che rinnova meglio è però, ahimè, la quercia rossa, ormai considerabile come una vera e propria infestante che ruba l'areale alle nostre querce (roveri e farnie) pur non avendo le stesse caratteristiche tecnologiche, quindi di nessun interesse nè ecologico nè commerciale.

Rinnovazione di castagno dopo il diradamento
Certo che se ci si impegnasse a utilizzare per determinati lavori, anche solo per panche e tavolini, il legname di castagno locale, assolutamente durabile, invece che fare arrivare pino trattato dalla Svezia, sarebbe vantaggioso per tutti...
mercoledì, 07 novembre 2007
Lontan la fiòca, smija mot bin pi frèid, ma la cà veja a treuva n'tlan 'mbrass dij maleuzo d'autonn, la caoda cuverta dij tèmp passà.
Al'è 'n seugn, e 'l vent ch'a carëssa la riva e 'dcò al me cheur, compagna tut për soa strà.