

Bicer veuid (buta finija, ancaminà 'l pinton), euj farnastich, chiel con al me capél.


"Allora hai tagliato sti noci?" (vedi post)
"No, aspetto la luna calante, sennò il legno gamola!"
E io che pensavo che a ste cose ci credesse solo Mauro Corona! In luna crescente il legno gamola: il rovere lo devono vaporizzare se tagliato in luna sbagliata, ma nonostante il trattamento il suo legno sembrerà quello del tiglio, mordibo come burro.
"E magari te lo fan pagare anche di più!"

E' un abete bianco e non un noce, lo so....

Tratto da:
http://www.officine.it/move/trend/biancardi.htm
Come e' arrivato in Italia lo Scoiattolo grigio? Anche la sua storia ha a che fare, in un certo senso, con gli avvenimenti socio-politici legati alla fine del secondo conflitto mondiale. Fu infatti un diplomatico italiano, l'Ing. Giuseppe Casimiro Simonis di Vallario, che, trovandosi in missione nella capitale statunitense per la definizione di accordi economici, noto' la simpatia e la socievolezza degli scoiattoli presenti nei parchi cittadini; correva l'anno 1947, e la primavera dell'anno successivo si fece spedire 2 coppie di scoiattoli con l'intento di liberarli nel parco della propria villa di Candiolo, nei pressi di Torino. Una coppia fu subito liberata ed immediatamente fuggi' per i boschi, la seconda, tenuta precauzionalmente in gabbia, riusci' a fuggire ma rimase nel giardino di villa Simonis e li' si riprodusse. Da allora lo Scoiattolo grigio si e' diffuso su un area pianeggiante a sud-ovest di Torino, compresa fra il Po e i primi contrafforti alpini, che oggi ammonta a circa 250 Kmq, ma in lenta e continua espansione.
Ironia della sorte, gli esemplari rimasti a villa Simonis (erano 12 nel 1974) furono abbattuti a fucilate nel 1977 per i danni arrecati alle piante da frutto.
Non abbiamo ancora chiarito perche' ci interessa questa storia ne' perche' parliamo di "nemico americano". Per farlo dobbiamo introdurre il co-protagonista di questa vicenda: lo Scoiattolo rosso europeo (Sciurus vulgaris).
Quest'ultima specie, il "nostro" Scoiattolo, e' l'unica indigena in Europa.

I due scoiattoli presentano differenze morfologiche: piu' grosso e massiccio il "parente" americano (25-27 cm testa-corpo contro 19-22 cm; 550-650 g di peso contro 250-300 g), che è anche meno legato alla vita arboricola e meno esigente in fatto di alimentazione; puo', grazie alla maggior flessibilita' e capacita' di sfruttamento delle risorse, arrivare a densita' di popolazione molto superiori rispetto ai valori tipici dello Scoiattolo rosso (4-6 individui/ha contro 0.5-1.5).
Tenendo conto che entrambe le specie possono colonizzare gli stessi ambienti e utilizzare le stesse risorse trofiche (ovvero le stesse fonti alimentari) e logistiche (gli stessi siti di nidificazione) si può comprendere come nella inevitabile competizione che ne seguirebbe la specie nord-americana sarebbe sotto molti versi avvantaggiata. Ecco dunque il punto. In condizioni naturali la competizione e' impossibile, poiché le due popolazioni occupano territori ben distinti: i boschi, soprattutto di latifoglie, del nord-est americano l'una e i boschi, di conifere e latifoglie, dell'Eurasia l'altra; ma oggi le condizioni naturali sono state alterate, in maniera insensata, dall'uomo e, nelle zone attualmente occupate dallo Scoiattolo grigio, il concorrente Scoiattolo rosso e' in declino se non addirittura scomparso.
In Europa esiste effettivamente un precedente piuttosto preoccupante: in Gran Bretagna lo Scoiattolo grigio fu introdotto come animale ornamentale per parchi e giardini a partire dal 1876. Le immissioni continuarono fino al 1929, quando ci si accorse, pur non conoscendo i meccanismi di fondo del fenomeno, di un fatto inconfutabile: gli scoiattoli grigi stavano conquistando aree sempre piu' vaste, dalle quali scacciavano gli scoiattoli rossi il cui numero stava declinando in maniera paurosa. Oggi lo Scoiattolo grigio occupa stabilmente tutta l'Inghilterra e il Galles, parte della Scozia e una parte dell'Irlanda, intorno a Dublino. Lo Scoiattolo rosso e' relegato nelle foreste di Pino silvestre della Scozia e nella restante parte dell'Irlanda.
Il grido d'allarme di ricercatori ed esperti e' giustificato dal fatto che, se non venisse circoscritto, questo fenomeno potrebbe avere conseguenze disastrose prima di tutto per lo Scoiattolo rosso, ma anche per il patrimonio forestale, poiché lo Scoiattolo grigio, per la sua voracità e per l'alta densità di individui per ettaro nelle sue popolazioni, può provocare danni considerevoli alle specie arboree, decorticando gli alberi allo scopo di raggiungere la linfa, e alle coltivazioni. Dal lato gestionale, invece, interventi volti a limitare l'espansione dello Scoiattolo grigio sono allo studio dell'Istituto Nazionale per la Fauna Selvatica. Tra le misure proposte vi e' la cattura e la soppressione degli animali, cosa che ha provocato le ire di gruppi zoofili e animalisti. Tuttavia anche alcune associazioni protezionistiche hanno dovuto convenire sul fatto che, per evitare disequilibri dannosi all'intero ecosistema che con la sparizione di una specie autoctona sarebbero inevitabili, si possano prendere provvedimenti di una certa drasticità.
Lo Scoiattolo grigio rappresenta un serio pericolo in quanto arreca gravi danni agli alberi che scorteccia ed ai raccolti di alcune colture specializzate (noccioleti), ma soprattutto perché compete con la specie autoctona Sciurus vulgaris che soppianta laddove si insedia; inoltre è un abile predatore di uova e nidiacei. E' auspicabile una immediata e completa rimozione di questa specie dal territorio nazionale.
http://www.ecoitaly.net/sva/scoiattolo_firma.htm

Va da sè che il forestale tra la strada veloce e sicura del fondovalle e quella erta delle montagne, per tornare "a baita" (o meglio... in ufficio) sceglie quest'ultima.

Sono così passato davanti alla pineta di San Bernardo che, assieme ad un giovane Pierforestale, avevo martellato (e misurato 2 volte vero??!!!).
Si trattava di un intervento di messa in sicurezza della strada e delle case, dominate da queste enormi conifere che incutevano negli abitati un certo timore.

Essendo due giovani selvicoltori, oltre al taglio di sicurezza, che ha lasciato quel desolante vuoto, abbiamo fatto anche qualche piccola "buca" nel popolamento, sperando così che la rinnovazione naturale possa affermarsi. Magari quest'estate tornerò a vedere.

Sempre dalle due chiacchiere fatte con Lon venerdì, è uscito fuori questo sito www.gurndin.it Vi invito a dargli un'occhiata, soprattutto alle immagini (che trovate sotto meccanizzazione esempi).
Cosa dire?
Gli stati d'animo del giovane tecnico forestale e del giovanissimo boscaiolo sono stati nell'ordine:
@ "Che figata!!" perchè di fronte alla grandezza, all'enormità si resta stupiti per definizione. E poi leggi le attrezzature: 2 harvester, 2 forwarder, gru a cavo, un argano che è grosso come il mio esoso bilocale varallese... Puoi unire tutto il parco macchine forestale valsesiano e non arrivi a metà rispetto a loro...
@ Raffreddamento ma con ammirazione: perché inizi a chiederti cosa ci sta a fare un boscaiolo che non riesce a tagliare un ettaro tutto insieme (idem per il tecnico) ma hai ancora negli occhi che da qualche parte si può fare...
@ Dubbio: taglio raso con rinnovazione artificiale posticipata... cosa servo io in quel contesto? Basta un ragioniere (sì, lo sono... ho ancora una speranza...)
@ Dubbio più grande: beh sì, insomma... questa è la famosa nursery degli alberi svedese: per ogni albero tagliato se ne piantano di nuovi... e sapete come la penso.
Niente da fare: quella del centro – nord Europa è una realtà troppo diversa; in una foto si vede molto bene il bosco tagliato a raso, la parte di bosco giovane e la parte di bosco maturo… da noi si fa col pioppo, lì con abete rosso. Sulle nostre montagne è impensabile.
Sarei interessato a sapere cosa ne pensate.

