banda http://blografando.splinder.com
martedì, 26 febbraio 2008

L'ultimo commento del boscaiolo Lon, mi ha portato la seguente considerazione. Il dottorino forestale che fa effettivamente da ormai 5 anni il dottorino forestale, con rispetto parlando per tutti i miei ex compagni che lavorano nell'ambiente ma su tematiche non strettamente connesse con il bosco, cosa ha ricevuto dall'Università (in cambio di una palata di milioni di tasse??)

Mi permetto allora di dare io qualche voto ai corsi:

 

Meccanizzazione: nulla, meno di zero. Corso breve, all'epoca mi sembra fosse di 50 ore, tutto in aula e su qualche libro scritto da professori che mai hanno acceso un decespugliatore. Le informazioni che ho le sto raccogliendo in campo, dai boscaioli, ma ad esempio non conosco ancora bene le potenzialità delle gru a cavo (vedi post precedente). Mancano di fatto gli ordini di grandezza su costi, quantitativi trasportati ecc..

Voto: bocciato

Assestamento: corso impegnativo, in cui si è solo parlato di filosofia e di metodi di calcolo della ripresa, al di fuori di qualsiasi contesto reale. Uscire dall'Università con la formula di Masson Von Mantel attaccata come un post - it al cervello e non avere idea di cosa sono i PFT o i PFA è ridicolo.

Voto: bocciato

Selvicoltura: materia bellissima, peccato non esista nella realtà piemontese se non in sporadici casi.

E' stato un corso che all'atto pratico ha fornito una terminologia comune e alcune buone idee che si scontrano con le questioni economiche (vedi ultima martellata eseguita e relative proteste).

Voto: 24/30

Dendrometria: vale quai lo stesso discorso di cui sopra. Diciamo che è una materia che impari lavorando, ma che ha punti debolissimi: la mancanza di tavole di cubatura locali su tutto.

Voto: 22/30

Economia: pur essendo all'epoca un corso di 250 ore c'era troppa roba non approfondita e magari ci si perde sulle leggi delle servitù e di PSR non si sa niente.

Voto: 21/30

Entomologia - Patologia: equivalente a studiarsi a memoria l'elenco telefonico di Bucarest.

Voto: bocciato

Pedologia: sopra Dio il pedologo. Nessuno sa niente. Serve? Non so nemmeno questo.

Voto: bocciato

Idraulica: paga la mancanza di corsi seri di costruzioni e di fisica (chi se ne frega del moto della pallina sul piano inclinato senza attrito dell'aria!!). Grosse difficoltà il sottoscritto le ha avute con il semplicissimo dimensionamento dei muri. Tutto sommato però il corso ha fornito uno spaccato della realtà.

Voto: 22/30

Alpicoltura: materia bellissima. Il dubbio rimane, più forte ancora rispetto alla selvicoltura. Esiste?

Voto: 24/30

postato da: JohnDeere alle ore 12:59 | Permalink | commenti (11)
categoria:università
lunedì, 25 febbraio 2008
La scorsa settimana con gli amici dell'A.Re.B. sono andato in giro per il Piemonte, a trovare dei boscaioli.
In particolare sabato sono stato in Val Pellice, dove invece che i quintali come unità di misura utilizzano i miriagrammi: c'è voluto un attimo per capirsi!






Andare in giro aumenta sempre le conoscenze; ad esempio non sapevo nemmeno l'esistenza del Woodliner, una gru a cavo dai molti vantaggi, che riporto qua sotto:
  • Carrello motorizzato autotraslante
  • Comando esclusivo tramite 2 radiocomandi
  • Potenza di sollevamento ca.3000Kg a strascico in salita oltre 4000Kg Velocità 0/6m.s. con programmazione automatica di percorso e passaggio al supporto a scarpa(pipa)
  • Motore Iveco 74KW (100cv)
  • Funzionamento in salita, discesa e orizzontale
  • Fune portante diametro 22mm
  • Fune pescante diametro 12mm x 90 metri

VANTAGGI:

  • Operatori necessari al funzionamentodell’impianto n° 2
  • Non necessita dell’argano a monte e quindi della fune traente
  • Eliminazione dell’operatore addetto all’argano
  • Maggiorsicurezza e precisione nelle manovre(comandi diretti)
  • Elevata velocità nelle manovre con movimenti contemporanei
  • Alta produzione c.a 90 m cubi/h
  • Basso consumo gasolio c.a 40 l al giorno
info tecniche recuperate dal sito della famosa Officina Vallauri di Robilante (CN)




Woodliner: Carrello per esbosco semovente, della ditta Konrad; motore diesel da 60 hp, peso circa 800 kg.


postato da: JohnDeere alle ore 19:38 | Permalink | commenti (7)
categoria:boscaioli, val pellice
domenica, 24 febbraio 2008
Dopo un week end passato a discutere di cippato...





... PER ME LA FILIERA LEGNO (DI MONTAGNA) - ENERGIA E' UNA CAGATA PAZZESCA!!

Chiedermi di quantificare le tonnellate di cippato disponibile in Valsesia mi sembra senza senso.
Perchè tutti credono che tot ettari di bosco equivalgano a tot tonnellate di cippato?
A cosa serve il dottore forestale se poi tutti ne sanno più di te e se ne infischiano dei tuoi ragionamenti?
Forse i boschi sono tutti uguali e non servono a nient'altro...

Vogliono impostare una filiera energetica in base ai quantitativi di materiale presente sulle montagne... nessuno ha mai pensato a quanto costa esboscare da un versante valsesiano? Inoltre cambierebbero proprio i sistemi di esbosco, dai toppi alla pianta intera: un metodo di operare molto differente da quello che si pratica da anni; e poi il legname dove lo accatastiamo per movimentarlo?
Nelle valli laterali quasi non ci sta la strada, in mezzo a queste pareti strapiombanti, e io ci dovrei far passare le macchine operatrici più grosse sul mercato per tagliare, sramare, depezzare e cippare abeti di 30 m?
Un bel forwarder (magari proprio della John Deere....) quando lo ammortizzo? E prima... chi lo paga?
E nessuno sa che il cippato forestale, oltre ad essere il più costoso, è anche quello di qualità peggiore??
Certi impianti non riescono neppure a bruciarlo, per via della sua umidità che non scende sotto al 35%.

Ciò non vuol dire che non si possa fare cippato dai nostri boschi, ciò significa che questi non potranno essere utilizzati per creare una filiera a certi livelli, soprattutto non si può pensare di utilizzare oggi queste superfici per farla partire. Potranno alimentarla in piccola parte in alcuni sporadici casi. Stop.

Oggi invece sono tutti pronti a fare impianti per via degli incentivi comunitari, un pò di bonus dai certificati verdi,e  facciamo una bella filiera da 15 Mega, poi dopo 2 boschi tagliati capiranno che qui o tirano fuori un sacco di soldi o dovranno chiamare i bilici con il cippato francese, come già succede in altre valli piemontesi.

postato da: JohnDeere alle ore 20:45 | Permalink | commenti (10)
categoria:energia
martedì, 19 febbraio 2008
Altro giro nelle abetine di Boccioleto.




Sembra che quando sono mature tendano ad auto diradarsi. Perchè non farlo fare a un boscaiolo?







In realtà una linea c'è già... finisce dritta verso la segheria! Filiera corta?!






Gli abeti bianchi non hanno una chioma molto espansa: tagliare questo non aprirebbe grossi varchi nel bosco, visto anche la presenza del faggio sotto.
postato da: JohnDeere alle ore 19:49 | Permalink | commenti (3)
categoria:boschi, valsesia
mercoledì, 13 febbraio 2008
1 - Il bosco NON ha bisogno dell'uomo





2 - L'uomo HA bisogno del bosco





3 - Con una corretta gestione si perpetua il bosco





Mi piace questo angolo di Valsesia, con gli abeti bianchi a farla da padrone: rinnovano benissimo e rispondono ottimamente ai tagli, anche pesanti, effettuati negli anni passati.





La tendenza addirittura in certe zone sembra proprio quella di una sostituzione del faggio con l'abete!

postato da: JohnDeere alle ore 20:39 | Permalink | commenti (14)
categoria:boschi, valsesia
domenica, 10 febbraio 2008
Molti comuni, soprattutto quelli montani, possiedono isole amministrative, cioè terreni di loro proprietà all'interno del territorio di altri comuni.

Quasi per caso ho trovato un'isola amministrativa di un Comune valsesiano, grazie a una dritta del Comandante del CFS locale, che si è rivelata molto interessante.









Alcuni ettari accorpati di ceduo di faggio, ad occhio di discreta provvigione, relativamente comodo (sempre in riferimento alla Valsesia, in Trentino non ci penserebbe nessuno ad un bosco del genere...) e senza la necessità di particolare perizia tecnica in eventuali future operazioni di martellata, visto che il popolamento non è vicino a infrastrutture e quindi non esercita un ruolo di protezione diretta (che con i massi che ci sono...).






All'interno della faggeta è presente qualche nucleo di abete bianco; la tendenza evolutiva sembra proprio quella di una maggiore mescolanza delle due specie: per il faggio è inoltre troppo presto per aspettarsi della rinnovazione naturale (dissemina a partire da circa 80 anni) e così l'intervento selvicolturale (o taglio di utilizzazione che dir si voglia) potrebbe essere una conversione all'alto fusto del ceduo di faggio (così non si sbaglia mai...) e la messa in luce della rinnovazione di abete.

postato da: JohnDeere alle ore 19:31 | Permalink | commenti (8)
categoria:boschi, valsesia
giovedì, 07 febbraio 2008
Madonna delle Giavinelle, a Rossa - Valsesia e il suo vecchio paravalanghe (!!!)








postato da: JohnDeere alle ore 15:40 | Permalink | commenti (6)
categoria:valsesia, paravalanghe
lunedì, 04 febbraio 2008
Dall'edizione odierna di "Notizia Oggi":


Borgosesia
Anche l'associazione forestale “Valli del Rosa” approva la proposta di Enrica Longhetti, consigliere provinciale e vice sindaco di Varallo, di costituire un'agenzia unica della Valsesia per lo sfruttamento energetico del bosco, in particolare attraverso la costruzione di centrali a biomasse. Ma aggiunge anche: «Prima di arrivare alle centrali è necessario far nascere una filiera che in valle ancora non esiste, fare cioè in modo che tutto il sistema - bosco funzioni, che il patrimonio venga sfruttato dall'inizio alla fine».


E' in questa direzione che va l'impegno dell'organismo: «E' importante - scrivono il presidente, Pietro Bolongaro, e il tecnico Marco Carnisio - che dietro a scelte energetiche strategiche di un certo livello esista una filiera legno consolidata, con piani di gestione decennali, che riesca ad auto-remunerarsi e incentrata sui prodotti principali del bosco, come il tondo da sega, la paleria e la legna da ardere. In un contesto di questo tipo, allora, lo scarto potrà diventare a sua volta fonte di reddito come biomassa». Perchè, per i non addetti al lavoro, oggi i boschi valsesiani producono, sì, scarto ma che non viene utilizzato, viene lasciato sul posto perché trasportarlo a valle ha un costo. Una gestione organizzata - una filiera, appunto -, invece che frammentata in singole entità (l'impresa, l'ente pubblico, il privato) che tendono a fare ciascuna per conto proprio - o quasi -, porterebbe a valorizzare la risorsa sfruttando tutto lo sfruttabile, guadagnando magari anche di più ma, nello stesso tempo, con interventi che rispettano gli equilibri dell'ambiente e garantiscono il rinnovamento naturale.

«La scelta energetica è per forza di cose un investimento a lungo termine - proseguono Bolongaro e Carnisio - All'obiettivo di un'agenzia energetica valsesiana noi ci crediamo e stiamo lavorando in questa direzione, attualmente attraverso la realizzazione degli strumenti di pianificazione decennali, i Piani forestali aziendali, che vanno a individuare la vocazione delle singole aree e la loro gestione nel rispetto della funzione protettiva, produttiva e paesaggistica. Auspichiamo pertanto che il dibattito sulla filiera legno - energia possa trovare momenti di concertazione tra i soggetti interessati, uniti da un unico obiettivo che è la rivitalizzazione socio - economica di un'intera valle. Siamo inoltre certi che lo strumento indispensabile per la gestione del territorio sia la nascita di consorzi forestali nelle loro diverse forme giuridiche (pubblico, privato e pubblico-privato) e per questo stiamo lavorando contattando le parti interessate».

Tra i progetti cui l'associazione forestale si sta dedicando un esempio concreto è la filiera corta del castagno della bassa valle (comuni di Valduggia, Borgosesia e Quarona) dove i vari consorzi o soggetti esistenti saranno unificati per recuperare e gestire vaste superfici per lo più abbandonate: «Noi - conclude il presidente - faremo da intermediari tra consorzio e utilizzatori e con lo scarto, in questo caso sì, ci metteremo sul mercato per farne energia».

Lucia Tancredi



postato da: JohnDeere alle ore 08:58 | Permalink | commenti (11)
categoria:energia, boschi