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lunedì, 17 dicembre 2007
Cosa ci fanno delle baite (diroccate), con tanto di stalla, in un bosco??




Da una lettura più attenta si nota come queste piante siano aceri, veri e propri colonizzatori dei pascoli (al pari dei frassini). L'abbandono della montagna, delle pratiche pastorali, ha lasciato spazio per il ritorno disordinato del bosco, che trova su terreni assai fertili ottima dimora.
Ecco che, leggendo e confrontando i risultati degli ultimi inventari forestali, sia nazionali che regionali, ci accorgiamo come in Italia sia aumentata la superficie coperta dai boschi. Di questo però non dobbiamo ringraziare nessuno, anzi! L'abbandono della montagna non è certo un merito o una cosa di cui felicitarsi. Solo dopo eventi alluvionali ci ricordiamo che la salvaguardia della pianura passa dalla salvaguardia dei nostri monti. La crescita incontrollata del bosco non è in questo caso un segnale positivo, ma solo un ulteriore dato sulla non curanza del territorio.

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categoria:boschi, alpeggi
sabato, 08 dicembre 2007
Ieri sono andato in Occitania, più precisamente in Valle Stura, insieme al tecnico dell'agricoltura della Comunità Montana Valsesia.
La prima cosa che salta all'occhio è che questa valle ha un ampio fonodovalle, assolutamente assente in Valsesia. Qui si che si può pensare ad un sistema foraggero intravallivo, mentre in altri posti... beh si sa da dove arriva il fieno.
La gestione dei fondovalle è quindi sicuramente molto importante all'interno dell'economia agricola montana e in effetti ho visto molte aziende, anche di discrete dimensioni.

La prima tappa è stata presso il Caseificio di Demonte, una struttura dedita soprattutto alla produzione di latte fresco anzichè di formaggi: ogni giorno vengono conferiti qui 300 litri di latte e più della metà sono impiegati in quella produzione.





Ho comunque acquistato il formaggio locale, il Demontino: ad un primo assaggio non dice granchè, ma poi dimostra la sua qualità di rendersi simpatico al palato. Fra un pò inizia un corso ONAF per assaggiatori di formaggio, magari imparerò qualche termine più tecnico...





Siamo nella patria della pecora sambucana, che rappresenta un pò il clou del viaggio. Abbiamo seguito tutta la filiera ma al contrario: terminata la visita al caseificio era già ora di pranzo e siamo andati all'Osteria della Pace di Sambuco, che consiglio a tutti quelli che amano mangiare bene. Ottimi antipasti, segnalo il tortino di zucca all'amaretto, ottimo e lo dice uno che non ama particolarmente la zucca...
Come detto piatto forte era l'agnello di sambucana e subito un allevatore valsesiano ha chiesto di poter caricare al ritorno qualche riproduttore di tale razza da importare su di qui.





Dopo pranzo siamo andati a Pontebernardo (1.300 m, 12 abitanti tutto l'anno), sede dell'Ecomuseo della Pastorizia.
Grazie all'ecomuseo è stato realizzato un piccolo caseificio che consente di realizzare il formaggio di pecora: per l'assaggio dovrò tornare in primavera.






Poco lontano c'è il Centro Arieti, che li affitta agli allevatori che ne hanno necessità, e sopra il Museo permanente della Pastorizia. Il locale è piccolo ma molto ben curato, con anche un punto vendite: purtroppo la mancanza di liquidità non mi ha consentito l'acquisto del gilet in lana di sambucana. Al ritorno a Demonte ho dovuto così accontentarmi di una spilla a forma di croce occitana già attaccata al mio cappello di feltro.

Un ultimo saluto alle sambucane nella stalla e poi è iniziato il lungo viaggio di ritorno: non c'era tempo per un salto a vedere la distilleria... pazienza.





Na draio per vioure, il sentiero delle pecore per vivere.
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categoria:latte, alpeggi, occitania
mercoledì, 28 novembre 2007
Secondo giro in Val Chiappa, già visitata quest'estate e di cui narro in un precedente post (sgnaca dzora par vëdde 'l pòst vej, a l'è nen colorà par gniente!).

Il tutto per l'inventario forestale della Val Sermenza. A me questi inventari così legati alla statistica non piacciono molto: le aree in cui fare i rilievi sono scelte in modo casuale, all'interno di una maglia di punti disposti sulla carta. Ecco così che ci sono zone con tantissime aree da fare, altre con nessuna.

Poi anche la carta forestale attualmente disponibile non è precisissima, percui zone segnate a faggio sono in realtà degli acero-frassineti di invasione.





Di invasione perchè probabilmente un tempo qui c'erano prati. Gli aceri hanno circa 30 - 35 anni e praticamente crescono dentro a baite abbandonate.

Salendo lungo il versante è possibile capire le specie che costituiscono il bosco e aggiornare così la carta forestale...





Torno a dire che la Valsesia è ripidissima e che molte di queste aree non sono certo raggiungibili per la produzione di legna. I segni del passato ci dicono però che un tempo, il tempo della fame di legna, si arrivava fin quassù a tagliare.



 



E oggi che il faggio in piedi a bordo strada vale 2 €/q, cosa pensiamo di fare con questi boschi? Mi sa che li lascio lì...

postato da: JohnDeere alle ore 08:51 | Permalink | commenti (4)
categoria:boschi, valsesia, alpeggi
lunedì, 15 ottobre 2007
Adesso sono arrivati anche a bruciare le baite, gente che non ha di meglio da fare nella vita e va a rompere le palle anche su in montagna: è stata bruciata un posto tappa a Rima (nella foto) in Valsesia e, da quanto capito, altre due muande.




Sui giornali si dice che è una vendetta trasversale di gente di Varese, forse neo nazisti. Sia chi si vuole, ca vaga piasslo 'n tal ***!!
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categoria:valsesia, alpeggi
lunedì, 17 settembre 2007
Messner scrive oggi sulle pagine della Gazzetta dello Sport che non ha portato suo figlio allo zoo, ma a vedere la transumanza di un gregge di 2.000 pecore. Hanno aiutato i bergè a scendere (anche lungo un ghiaccio) e poi hanno comprato da loro il formaggio, che la legge vuole che si faccia come in un caseificio, ma solo quello sa di libertà.
postato da: JohnDeere alle ore 12:50 | Permalink | commenti (3)
categoria:montagna, alpeggi
venerdì, 14 settembre 2007
Si sale in Val Chiappa (...), valle laterale della Valsermenza, valle laterale della Valsesia.
Una miniera di legname, mi è stato detto. Pensa di progettare una strada, una pista, un tagliafuoco, mi hanno detto.
"Chissà cosa direbbero gli amici di Otro di Piaggiogna" ho pensato "visto vivono proprio lì sotto".
Magari pensare a una ruspa che spiana la montagna per fare una strada...
Beh, li ho incontrati lungo il sentiero: ho preso il discorso da lontano, infatti la strada è solo un'idea.
Mi ha preceduto lei: "Ci vorrebbe un bel tagliafuoco! Se lo fai ti regalo  una baita walser del 1700... da ristrutturare." Che dire...

Il sentiero porta alle Piane (toponimo usatissimo sulle Alpi, un pò meno in Valsesia)...








... per poi proseguire a Sustino.





Chissà dov'è la baita walser...


Arriviamo finalmente nel bosco: il solito faggio. Il solito ceduo di faggio invecchiato, rasato a zero durante la guerra e ancora un colpetto poco dopo. Una miniera di legname abbandonata: troppo lontana dalla strada, con i giacimenti che si stanno riprendendo solo adesso dallo sfruttamento passato.






40 ettari di bosco, 1 €/q in piedi il faggio poco comodo, 1.000 quintali a ettaro = 40.000 € di legname
13.000 € al Km l'apertura con ruspa, almeno altrettanti (sempre al Km) per tenere su il versante, canalette e quant'altro, il tutto per circa 15 Km.
Ne vale la pena?
Forse economicamente no, ma senza strada quanto vivrà ancora questa valle (senza contare la baita walser)?
postato da: JohnDeere alle ore 08:31 | Permalink | commenti (2)
categoria:montagna, boschi, valsesia, alpeggi
mercoledì, 12 settembre 2007
Concludo la trilogia del viaggio all'estero con il ritorno: io, Marino sindaco di Carcoforo e il giornalista della stampa della Valposchiavo. Durante la lunga discesa per l'erta stradina, ci ha raccontato un pò di storie della valle, degli eventi alluvionali che l'hanno colpita 20 anni fa (siamo praticamente in Valtellina...)



Come tanti paesini delle Alpi, anche qui un tempo si viveva tutto l'anno. Tempi in cui la maestra della scuola (ormai chiusa da decenni) saliva su a dorso di mulo, e dove in inverno si rimaneva isolati (Marino dice che nel suo comune capita sempre anche adesso...)



Certo che questo vallone è veramente ripido, chissà chi ha avuto il coraggio di progettare la strada! Così non mi lamenterò più della Valsesia...

Scendendo abbiamo incrociato degli uomini che sfalciavano il prato: chissà cosa avrebbero detto a chi si è fatto due giorni in malga a mangiare e bere discutendo dei problemi dell'alpeggio.


postato da: JohnDeere alle ore 17:00 | Permalink | commenti (1)
categoria:montagna, alpeggi
mercoledì, 12 settembre 2007
Nel resoconto del viaggio in Svizzera non può mancare il fatto che è stata l'occasione per conoscere Marzia, autrice del blog sui pastori.
La cosa strana è stata che è come se la conoscessi da tempo, visto che sapevo moltissimi sui racconti per averli letti nei libri e sul blog.
Per proseguire la trilogia: nessuno potrà resistere al potere dei due blog...

(presto post seri con foto...)
postato da: JohnDeere alle ore 16:42 | Permalink | commenti (1)
categoria:alpeggi
lunedì, 10 settembre 2007

"Sull'alpeggio in alpeggio", titolo del seminario tenutosi nel week end nella Valposchiavo in CH. Il Signore degli Alpeggi, l'avv. Plinio, novello Julius Kugy dell'Alpe Li Piani, ha convocato da tutte le Alpi i più valorosi difensori del mondo rurale; ogni rappresentante delle genti montane si è presentato nel suo regno: grigioni e ticinesi, questi ultimi rappresentati dalla loro più valorosa guerriera, valtellinesi, i difensori del bitto, piemontesi di varie vallate, professori e funzionari.


Novelli massoni, rinchiusi al sicuro nell'"alpeggio non alpeggio", (ma le vache 'ntè chi son?) si concilia sui problemi della montagna, difendere gli abitanti dal bosco e dagli animali, dalle leggi di Roma ladrona e dall'oscuro signore di Bruxelles.

 


Tutto bello e interessante, ma secondo me bisogna ancora ragionare sulle infrastrutture, sul servire gli alpeggi per aiutare chi ci lavora: solo dopo pensare al resto, all'educazione ambientale e al turista che vuole il bitto, magari in una qualsiasi vallata lombarda.


"Molti interreg finanziano cazzate!" gridò il sostituto del rappresentante di Rima, un povero dottorino forestale subito ghettizzato per queste sue affermazioni poco concilianti.


E sia! Questa sarà la Compagnia dell'Alpeggio, in missione contro gli Oscuri Signori delle Terre... Alte (nessun riferimento a.... enti nostrani...)

postato da: JohnDeere alle ore 10:43 | Permalink | commenti (4)
categoria:alpeggi
lunedì, 30 luglio 2007
E' camminando per le valli, vuoi per lavoro o per diletto, che capisci come gira il mondo e come quello del marghè sia un lavoro duro.
Quando poi i cinghiali decidono di venire a trovarti sui pascoli tutto si fa più difficile...



Da lontano tutto sembra normale...



... invece....



postato da: JohnDeere alle ore 08:24 | Permalink | commenti (1)
categoria:animali, alpeggi