Camminando nei nostri boschi è facile imbattersi in piccole piazzole circolari: sono le tracce di vecchie aie carbonili.
Le popolazioni montane hanno da sempre interagito con il territorio, al fine di ricavarne risorse necessarie alla loro sopravvivenza.

Una delle attività più importanti legate al bosco è stata, sino alla metà del secolo scorso, la produzione di carbone. Il carbone non è altro che legno bruciato in modo incompleto, caratterizzato dall’avere un potere calorifico (quantità di calore sviluppato) maggiore rispetto al legno stesso, e un peso notevolmente minore.

La produzione del carbone avviene grazie ad una combustione controllata che ha luogo all’interno della carbonaia, una grossa catasta di legna e terra di forma conica alla quale veniva dato fuoco.
La costruzione di una carbonaia richiedeva una conoscenza precisa, poiché la sua corretta struttura determinava il successo o meno della trasformazione del legno in carbone.
Prima di tutto si sceglieva la zona in cui creare lo spiazzo (l’aia carbonile), al centro del quale si inserivano verticalmente quattro pali ai vertici di un quadrato; questa struttura costituiva il camino centrale della carbonaia. Attorno a questo camino veniva accatastata la legna di dimensioni via via maggiori, in modo tale da creare dei canali laterali sufficienti a far circolare l’ossigeno necessario per la combustione.

Tutta la catasta veniva quindi rivestita di terra, in modo tale da ottenere una copertura impermeabile alle intemperie. A questo punto veniva acceso il fuoco. Una volta accesa, la carbonaia aveva bisogno di continuo controllo, poiché il fuoco doveva essere alimentato e la combustione regolata, ma non troppo veloce (la legna si sarebbe trasformata in cenere) e neppure troppo lenta.
La durata della combustione era variabile dagli 8 ai 20 giorni, a seconda della legna impiegata. Alla fine del processo, la carbonaia veniva aperta e il carbone spatarato sul terreno per raffreddare.
Il carbonaio doveva così dormire sempre sul posto, spesso all’aperto, sino allo spegnimento dell’ultimo focolaio.
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