

Borgosesia
Anche l'associazione forestale “Valli del Rosa” approva la proposta di Enrica Longhetti, consigliere provinciale e vice sindaco di Varallo, di costituire un'agenzia unica della Valsesia per lo sfruttamento energetico del bosco, in particolare attraverso la costruzione di centrali a biomasse. Ma aggiunge anche: «Prima di arrivare alle centrali è necessario far nascere una filiera che in valle ancora non esiste, fare cioè in modo che tutto il sistema - bosco funzioni, che il patrimonio venga sfruttato dall'inizio alla fine».
E' in questa direzione che va l'impegno dell'organismo: «E' importante - scrivono il presidente, Pietro Bolongaro, e il tecnico Marco Carnisio - che dietro a scelte energetiche strategiche di un certo livello esista una filiera legno consolidata, con piani di gestione decennali, che riesca ad auto-remunerarsi e incentrata sui prodotti principali del bosco, come il tondo da sega, la paleria e la legna da ardere. In un contesto di questo tipo, allora, lo scarto potrà diventare a sua volta fonte di reddito come biomassa». Perchè, per i non addetti al lavoro, oggi i boschi valsesiani producono, sì, scarto ma che non viene utilizzato, viene lasciato sul posto perché trasportarlo a valle ha un costo. Una gestione organizzata - una filiera, appunto -, invece che frammentata in singole entità (l'impresa, l'ente pubblico, il privato) che tendono a fare ciascuna per conto proprio - o quasi -, porterebbe a valorizzare la risorsa sfruttando tutto lo sfruttabile, guadagnando magari anche di più ma, nello stesso tempo, con interventi che rispettano gli equilibri dell'ambiente e garantiscono il rinnovamento naturale.
«La scelta energetica è per forza di cose un investimento a lungo termine - proseguono Bolongaro e Carnisio - All'obiettivo di un'agenzia energetica valsesiana noi ci crediamo e stiamo lavorando in questa direzione, attualmente attraverso la realizzazione degli strumenti di pianificazione decennali, i Piani forestali aziendali, che vanno a individuare la vocazione delle singole aree e la loro gestione nel rispetto della funzione protettiva, produttiva e paesaggistica. Auspichiamo pertanto che il dibattito sulla filiera legno - energia possa trovare momenti di concertazione tra i soggetti interessati, uniti da un unico obiettivo che è la rivitalizzazione socio - economica di un'intera valle. Siamo inoltre certi che lo strumento indispensabile per la gestione del territorio sia la nascita di consorzi forestali nelle loro diverse forme giuridiche (pubblico, privato e pubblico-privato) e per questo stiamo lavorando contattando le parti interessate».
Tra i progetti cui l'associazione forestale si sta dedicando un esempio concreto è la filiera corta del castagno della bassa valle (comuni di Valduggia, Borgosesia e Quarona) dove i vari consorzi o soggetti esistenti saranno unificati per recuperare e gestire vaste superfici per lo più abbandonate: «Noi - conclude il presidente - faremo da intermediari tra consorzio e utilizzatori e con lo scarto, in questo caso sì, ci metteremo sul mercato per farne energia».
Lucia Tancredi


Il cippato è un termine che deriva dall'inglese "Chips", vale a dire scaglia; viene prodotto sminuzzando il legno con apposite macchine (cippatrici).
Questa frammentazione del legno ne permette lo stoccaggio nei silos e il caricamento automatico nelle caldaie. Le caldaie alimentate a cippato sono utilizzate per il riscaldamento di edifici o gruppi di edifici.

Il cippato da bosco è secondo me conveniente solo in poche situazioni e deve rappresentare semplicemente il sottoprodotto di un'utilizzazione.
All'interno di una filiera legno-energia credo che il cippato da bosco possa costituire PURTROPPO solo una quota parte limitata delle necessità di combustibile: in effetti le migliori situazioni si riscontrano laddove ci sono molte segherie, che conferiscono il loro scarto (Valtellina, Alto Adige) e non dove ci sono tanti boschi...

Foto archivio Supiermario