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domenica, 30 marzo 2008
A Rima San Giuseppe c'è un larice secolare,




ne avevo già fatto cenno in un precedente post

E' uno dei cardini del quadrilatero attorno al quale i Walser costruirono il paese: le misure ufficiali sono 45 m di altezza, 5, 50 m di circonferenza e 500 anni di età, ma se andate a leggere...
postato da: JohnDeere alle ore 18:06 | Permalink | commenti (1)
categoria:alberi, tradizioni, valsesia
giovedì, 20 dicembre 2007
Mi piace parlare con i vecchi montanari o sentire raccontare le loro storie, spesso davanti ad un (...) bicchiere di vino.
Ricordo una decina di anni fa in Valli di Lanzo, credo a Cantoira, aver parlato con Giovanni 'd cà Ghitta, che certo avevo conosciuto lì. Sai come succede: entri in un bar e cominci a dire due parole. Giovanni raccontò di essere stato portiere del Toro negli anni '30 e che la sua più grande soddisfazione calcistica fu aver parato un rigore a Silvio Piola. Credo che in quegli anni dire Silvio Piola fosse come parlare oggi di Maldini o Del Piero, di quelle bandiere che davano romanticismo al calcio degli albori. Fermare un tiro dal dischetto del più prolifico centrattacco italiano non era certo da tutti.
Per quella generazione Piola ha forse rappresentato qualcosa più di un simbolo, quasi un'identificazione. La buonanima di mio zio, astigiano anche lui trapiantato sui monti, mi ripeteva sempre con molto orgoglio di averlo conosciuto sotto le armi.





Dopo l'incontro con Giovanni non pensai più a Silvio Piola. Passano gli anni e mi ritrovo una sera d'estate al Rifugio Guglielmina al Col d'Olen; è una serata di festa, conclusione al cabaret di Daniele Conserva, artista Valsesiano. Che cantastorie, quasi di un tempo: le goliardie, le tragedie, i ricordi di Varallo nella musica di un chansonnier. E naturalmente la canzone sul vecchio amico conta frottole, quello che per farsi bello se le inventa di tutti i colori. E tra le tante storie buffe cosa esce?
"Ho parato un rigore a Silvio Piola" dice il ballista nella canzone.
Io trasecolo: anche in Valsesia un portiere che ferma il grande attaccante?
La canzone va avanti, narra di Piola un giorno a Varallo portato al bar dove c'era il finto portiere. Il paese pregusta la vendetta, metter davanti all'amico la sua storia più grande; con complicità il campione si avvia verso il tavolo:
"Salve si ricorda di me? Anni fa mi parò un rigore!"
"No! Due!!" fu la risposta.




La canzone chiuse la serata, ma nel letto continuai a pensare all'analogia delle due storie... solo coincidenze o una nuova leggenda alpina? Il prossimo vecchio montanaro che mi dice che ha parato un rigore a Piola sarà l'input per un nuovo quaderno di cultura alpina.
postato da: JohnDeere alle ore 21:44 | Permalink | commenti (9)
categoria:tradizioni, montanari, valsesia
lunedì, 24 settembre 2007
Lo scorso week end si è tenuto ad Alagna, o meglio Im Land, il XVI Walser Treffen, l'incontro del popolo Walser, che si riunisce ogni tre anni.
Per le sensazioni e le impressioni provate durante questa bellissima festa, rimando all'articoletto che ho scritto per Discoveryalps; sfrutto invece il blog per una riflessione che ho fatto domenica pomeriggio rientrando verso la macchina, posteggiata 4 km più a valle, a Riva Valdobbia.





La riflessione riguarda l'orgoglio e il senso di appartenenza di questa gente. Premesso che molti gruppi dei diversi paesi hanno sicuramente "rimpolpato" le fila con persone che Walser non sono, mi ha colpito come gente proveniente da 4 Stati (Italia, Liechtestein, Svizzera e Austria), si senta unita in una sola nazione, senza tuttavia una lingua comune. Certo, i Walser hanno una lingua ufficiale, il Titschu, che però, a parte alcuni corsi nelle scuole, e salvo pochissimi vecchi su nei paesi, non è più parlato.
Certo è bello sentire il Padre Nostro in questo germanico antico, spero proprio che non vada perso.





E' quindi il territorio, e il senso di appartenenza ad esso, che plasma l'identità della gente, molto più della lingua. Prima di ieri pensavo il contrario.









L'appuntamento per la prossima edizione del Walser Treffen è fra tre anni in Liechtestein!

postato da: JohnDeere alle ore 17:09 | Permalink | commenti (1)
categoria:montagna, tradizioni, valsesia
lunedì, 03 settembre 2007
venerdì, 13 luglio 2007

A Cellio, vicino a Borgosesia, alcune persone hanno dato vita ai "Vecchi mestieri", con l’intento di recuperare e conservare quelle usanze e tradizioni perno della cultura popolare. In questo modo, quelle stesse persone che avevano appreso dai loro padri le antiche tecniche artigianali, hanno ripreso in mano gli attrezzi e gli utensili originali, ricreando uno spaccato della vita del tempo che fu. Falegname, arrotino, materassaio, ciabattino sono alcune delle figure che stanno scomparendo e che sono nuovamente presenti in questo luogo dove sembra che i tempo si sia fermato.



I vecchi mestieri del gruppo di Cellio alla festa di Boccioleto








 

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categoria:montagna, tradizioni, valsesia